Il tentativo di superare la teoria umorale

Nel Cinque e Seicento, in seguito ai notevoli progressi compiuti dall’anatomia e dalle scienze naturali (chimica, fisica e botanica) maturarono le premesse per una nuova patologia.

Solo, però, attorno alla metà dell’Ottocento si registrò, in maniera incontrovertibile, la sconfitta definitiva della patologia umorale. Diverse ragioni sono state chiamate in causa per giustificare la lentezza di questo processo, ma la principale è rappresentata dal fatto che l’impostazione filosofica di buona parte dei medici trovava nella patologia umorale un sistema capace di spiegare, almeno in sede speculativa, una vasta gamma di fenomeni. Anche la patologia del Morgagni, che fissava negli organi la sede delle malattie e quella del Bichat, che la fissava nei tessuti, stentavano ad affermarsi per il persistere dell’umoralismo galenico.

Verso la metà del 1800 Karl von Rokitansky (1804-187 8), nel tentativo di conciliare la teoria umorale con quella anatomo-patologica di Morgagni e di Bichat, ideò la «dottrina delle crasi», che attribuiva al sangue, l’unico tessuto presente in tutto il corpo, un ruolo essenziale nell’eziopatogenesi generale.

Karl von Rokitansky fu uno dei primi a riconoscere l’importanza dell’anatomia patologica allora tenuta in poca considerazione, in quanto poteva dare nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche. Fu definito da R. Virchow “Linneo dell’anatomia patologica” per l’accuratezza dell’attività descrittiva e classificatoria. Studioso di larghe vedute teoriche, acquisite attraverso lo studio di Kant e Schopenauer, giunse a impostare una biosociologia di tono pessimistico nella memoria Die Solidarität alles Thierlebens (1869).

Anche questa teoria, però, ebbe vita breve, perché fu stroncata in modo deciso dal Virchow, che la sostituì con una propria.

Dal Rinascimento alla rivoluzione scientifica

L’invenzione dei caratteri mobili e la stampa permise dalla fine del XV secolo, una più ampia diffusione del sapere antico e particolarmente delle conoscenze scientifiche e mediche, attraverso la pubblicazione delle opere dei maggiori autori di medicina del mondo greco e romano.

Padova nel 1400 era divenuto il più importante centro di studio d’Europa grazie all’accorta politica veneziana. Grazie alla presenza di studiosi di gran valore, Padova nel Rinascimento ebbe una elevatissima disponibilità di professori: le Università, infatti, facevano a gara nel disputarsi i nomi migliori, che consentivano di attirare un gran numero di studenti provenienti dalle diverse nazioni europee.

Le autorizzazioni al libero esercizio delle dissezioni concesso in questo periodo dai regnanti pontefici, Sisto IV e Clemente VII, aumentarono la possibilità di compiere autopsie, favorendo così l’opera di revisione dell’anatomia.

Accanto alla revisione dell’anatomia venne fatta anche quella della fisiologia, secondo l’uso di Galeno restavano riunite in un’unica materia. Il fatto poi che l’anatomia avesse esteso il proprio campo d’azione dell’organismo sano a quello malato determinò la nascita dell’anatomia patologica.

Va inoltre detto che anche la chirurgia si avvantaggiò dello sviluppo dell’anatomia, sebbene in maniera inferiore alle aspettative.
Da questo periodo, nelle università, i lettori di anatomia vennero incaricati di leggere anche la chirurgia, per la riconosciuta attinenza fra le due materie. Sorse così la figura del «chirurgo anatomico» che durerà fino all’inizio del 1800.

Non subirono, invece, revisioni la patologia e la clinica medica, molto più difficili da controllare rispetto all’anatomia (normale e patologica) e alla chirurgia. Tali materie, infatti, nonostante qualche tentativo di rinnovamento, rimasero invariate rispetto ai secoli precedenti.

La patologia umorale mantenne ancora tutto il suo valore, così come il ragionamento medico, che continua ad essere basato sul sillogismo e sulla deduzione. Persistettero anche la magia e l’astrologia che avevano caratterizzato la medicina medievale.

Questo fino al 1543, data da ricordare perché vengono confutati due tra i più importanti miti scientifici dell’epoca: la concezione ANTROPOCENTRICA e la concezione GEOCENTRICA.