Medicina a fumetti

fumetti: strumento per raccontare la medicina e le storie personali di malattia e salute

Il linguaggio combinato di parole e immagini dei fumetti è un mezzo che conferisce accessibilità e impatto emotivo a storie personali ma anche ai dati clinici che a volte includono. La ‘graphic medicine’ è l’uso dei fumetti per informare sui problemi dell’assistenza sanitaria. I fumetti di medicina  sono spesso ricordi di malattia creati dalla persona che sta vivendo la malattia. Alcuni sono creati dal punto di vista del medico/fornitore e della famiglia/caregiver. Altri ancora sono usati per scopi didattici per educare sui sistemi corporei e sulle malattie in un modo unico.

“La medicina grafica è l’intersezione tra il mezzo del fumetto e il discorso della sanità” (Manifesto della medicina grafica, 2015).

I fumetti, grazie alla forza espressiva delle immagini, possono avere un ruolo importante nell’assistenza: la potenza dei messaggi visivi agevola una comprensione profonda, difficile da raggiungere con i testi convenzionali, come sostengono l’autore e l’autrice di questo articolo pubblicato sul BMJ

Edward Jenner and two colleagues seeing off three anti-vaccination opponents, the dead smallpox victims are littered at their feet. Coloured etching by I. Cruikshank, 1808.

La forma grafica è sempre stata utilizzata nel corso dei secoli per arrivare alle persone in modo diretto, semplice e comprensibile: si ricordano le vignette contro la vaccinazione proposta da Edward Jenner (che ci portano purtroppo all’attualità) oppure le indicazioni per una buona igiene orale, contenute in un opuscoletto del 1850

Incurables at Putney Heath, London. Wood engraving, 1881

I fumetti combinano il significato esplicito di parole e simboli con l’espressività astratta dell’arte per creare il linguaggio unico e multistrato dei fumetti, come indicato nella sezione dedicata alla Grafhic Medicine della National Library of Medicine.  Quando si leggono (o si creano) fumetti, il testo e le immagini lavorano insieme per creare un significato che nessuno dei due trasmette da solo. Altri aspetti comuni di questo linguaggio narrativo utilizzato dai fumetti includono metafore visive, simboli combinati o alterati e umorismo.

Un interessante sito che raccoglie le numerose pratiche è disponibile qui https://www.graphicmedicine.org/ e come indicato nella presentazione “esplora l’interazione tra il mezzo del fumetto e il discorso sanitario. Siamo una comunità di accademici, operatori sanitari, autori, artisti e appassionati di fumetti e medicina”

Qui invece è disponile una bibliografia che contiene la raccolta di 46 graphic novel che si concentrano su un argomento condiviso: la malattia mentale.

Ma quale è il valore della ‘medicina a fumetti’?

  • Favorisce l’empatia per le prospettive del paziente e del caregiver
  • Consente la riflessione e la creazione di significato di argomenti spesso complessi
  • È uno spazio sicuro per esplorare ed esprimere critiche all’assistenza sanitari
  • Riduce lo stigma
  • Migliora il richiamo delle informazioni attraverso l’uso dello storytelling e la combinazione di narrativa e arte
  • Può esprimere un punto di vista alternativo
  • Può far sentire più avvicinabili i soggetti difficili
  • È un mezzo per raggiungere e comunicare efficacemente il paziente
  • Il mezzo dei fumetti può alleviare lo stress
  • Richiede la discussione in classe nell’aula di medicina

Si tratta della sintesi disponibile a questo link che contiene una ricca raccolta “un piccolo assaggio di un corpus in continua crescita di lavori di medicina grafica” come indicano gli autori del sito.

Edward Jenner

La pratica posta in atto da Jenner, definita variolizzazione, venne diffusa in Europa nel 1700 da Lady Mary Wortley Montagu (1690-1762) moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli.
Sorta sulle credenza popolare e dell’osservazione empirica che l’individuo che aveva superato l’infezione vaiolosa rimaneva immune per tutta la vita, fu poi affinata da Jenner e in Italia Angelo Gatti, professore a Pisa, si recò anche a Parigi per propagandarla.
Ma la variolizzazione non era priva di pericoli: alle volte infatti, causava gravi forme di vaiolo o trasmetteva malattie infettive di altro genere.
Merito di Jenner fu proprio quello di aver messo a punto una tecnica sicura di variolizzazione e aver dato una dignità scientifica a questa pratica.
In breve tempo la vaccinazione fu estesa a oltre 100.000 persone in Europa; nel 1805 Napoleone la impose a tutte le sue truppe e dopo un anno l’intera popolazione francese veniva vaccinata.

Edward Jenner nacque il 17 maggio 1749, a Berkeley, nel Gloucestershire, in Inghilterra. Ricevette una buona educazione: suo padre, il reverendo Stephen Jenner, era il vicario di Berkeley. Successivamente studiò chirurgia presso il cerusico di Sudbury e nel 1770 si recò a Londra ove divenne allievo e amico di John Hunter. Dopo aver studiato a Londra dal 1770 al 1773, tornò alla pratica di campagna a Berkeley e riscosse un notevole successo. Era capace, abile e popolare. Oltre a praticare la medicina, si unì a due gruppi medici per la promozione delle conoscenze mediche e scrisse occasionalmente documenti medici. Molte delle lettere di Hunter a Jenner sono state conservate, ma purtroppo le lettere di Jenner a Hunter sono andate perse. Jenner si sposò nel 1788.

Si dedicò alla medicina pratica occupandosi soprattutto di combattere il vaiolo che infieriva in gravi epidemie: Jenner impiega 20 anni per mettere a punto la cura, e nel 1796 decide di provare la sua teoria. Non potendo provare la cura su sé stesso perché già immune dal vaiolo, Jenner sottopone all’esperimento il figlio del suo giardiniere, il piccolo James Phipps. Intinge un ago nella pustola di una contadina malata di vaiolo vaccino, e poi con questo punge il piccolo James. Come previsto, il bimbo si ammala di vaiolo vaccino. Jenner attende qualche settimana affinché il bimbo guarisca, quindi prova a contagiarlo con pustole di vaiolo umano. Il risultato è quello sperato: il piccolo James non si ammala.

Jenner ricevette riconoscimenti in tutto il mondo e molti onori, ma non fece alcun tentativo di arricchirsi attraverso la sua scoperta e in realtà dedicò così tanto tempo alla causa della vaccinazione che la sua pratica privata e i suoi affari personali ne soffrirono. Sua moglie, malata di tubercolosi, morì nel 1815 e Jenner si ritirò dalla vita pubblica.