La scuola enciclopedica: Plinio il Vecchio

Gaio Plinio Secondo, o Plinio il Vecchio, per distinguerlo dal nipote detto Plinio il Giovane, nacque a Como nel 23 d.C.
Recatosi a Roma da giovanissimo, raggiunse in breve tempo importanti posizioni politiche e militari, che lo portarono a viaggiare in Germania e in Spagna.
Al ritorno a Roma, divenne comandante della flotta navale e inviato a Miseno; morì durante l’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, secondo la testimonianza del nipote stesso, che lo rappresenta, come un uomo dedito allo studio ed alla lettura, intento ad osservare i fenomeni naturali ed a prendere continuamente appunti, dedicando poco tempo al sonno ed alle distrazioni.

La Naturalis historia, opera che rese famoso Plinio e lo fece entrare nella storia della medicina, fu pubblicata nell’anno 77; già nel titolo l’opera si presenta come ricerca di carattere enciclopedico sui fenomeni naturali: il termine historia conserva il suo significato greco di indagine, e va notato che la formula ha dato la denominazione alle scienze biologiche, cioè alla storia naturale nel senso moderno della locuzione.
Nonostante le sua grande fama, Plinio non fu uno scienziato,  ma come Celso, un compilatore, con il valore di aver citato la fonte di di ogni nozione riferita.

L’opera di Plinio, sebbene limitata dal punto di vista scientifico, ha un notevole valore storico enorme, perché ha trasmesso il livello delle conoscenze e della scienza all’inizio dell’era volgare.

La sua Historia fu immediatamente apprezzata e per oltre 15 secoli rappresentò un riferimento, così come l’opera di Galeno.