I chirurghi del Rinascimento

Tra i chirurghi anatomici italiani del periodo rinascimentale emersero Jacopo Berengario da Carpi, Giovanni Davigo, Gabriele Falloppio, Gerolamo Fabrizi D’Acquapendente, Guido Guidi, Andrea della Croce, Leonardo Botallo, Giovanni Battista Carcano, Gaspare Tagliacozzo. Leggi tutto “I chirurghi del Rinascimento”

L’avvio degli studi sulla circolazione del sangue: Girolamo Fabrizi

Tra coloro che si occuparono della circolazione sanguigna, studio che caratterizzò le ricerche anatomo-fisiologiche rinascimentali, occupa un posto importante anche Girolamo Fabrizi di Acquapendente (1533 – 1619), per le sue celebri osservazioni sulle valvole venose.

Fabrizi fu nominato nel 1565 lettore di anatomia e chirurgia dell’Università di Padova, incarico che mantenne a lungo. Soggiornò quasi sempre a Padova, dove fece costruire a proprie spese l’anfiteatro anatomico dell’università di Padova, che esiste tuttora in ottime condizioni di conservazione.

Il Fabrizi è considerato una delle maggiori figure della storia della medicina, avendo apportato notevoli contributi a numerose branche mediche.

Contribuì infatti alla conoscenza anatomica dell’occhio e dell’orecchio e del meccanismo della formazione e della respirazione, argomenti sui quali scrisse numerosi libri.

I suoi libri sul feto lo pongono tra i più illustri fondatori dell’embriologia. In anatomia e fisiologia comparata fece importanti ricerche sulla meccanica animale, scrivendo anche alcuni libri sull’argomento, il più importante dei quali è il “De motu locali animalium secundum totum”, in cui, ricorrendo di quasi settant’anni il classico libro di Borrelli, tratta del camminare nel volare nel nuotare e della strusciare degli animali.
Ma la scoperta più prestigiosa, che lo rese famoso nella storia dello studio della circolazione del sangue, fu quello delle valvole venose, perché consentì al suo allievo William Harvey, di formulare in maniera definitiva la sua teoria sulla circolazione.
Nonostante fossero sorte, in quell’epoca alcune contestazioni sulla priorità della scoperta, è stato dimostrato in maniera sicura che Fabrizi vide per primo nel 1574 le valvole venose ma ne pubblicò la notizia solo nel 1603. Egli però non ne comprese il giusto significato funzionale come invece fece dopo Harvey. Fabrizi non è ancora al corrente della scoperta di Cesalpino e riteneva che queste valvole servissero a frenare il corso centrifugo del sangue venoso come allora si continuava credere, per farlo ristagnare più lungo possibile nei tessuti onde favorirne il nutrimento.