L’operazione di Tansini nella storia del trattamento chirurgico del carcinoma mammario e della chirurgia riparatrice con lembi miocutanei

Iginio Tansini, nato a Lodi nel 1855 e laureatosi a Pavia nel 1878, si formò chirurgicamente presso la Scuola Pavese, dove ebbe come maestro Enrico Bottini (1835-1903).

Fu uno dei più celebri chirurghi italiani della sua epoca, rendendosi famoso per alcuni interventi di derivazione porto-cavale e per alcuni interventi sullo stomaco, nonchè per i suoi studi sul cancro.

In questa pubblicazione il prof. Giovanni Maconi, traccia la storia del più celebre tra i suoi interventi, la tecnica che porta il suo nome per coprire la breccia conseguente all’amputazione della mammella per carcinoma.

“Medicina romantica”

rasoriIn questa pubblicazione di storia della medicina risalente al 1984 Giovanni Maconi traccia la biografia di Giovanni Rasori, una delle figure più rappresentative del panorama italiano dei primi decenni dell’Ottocento.

Oltre ad essere scienziato ideatore di una dottrina medica, Giovanni Rasori fu filosofo, poeta, giornalista e ardente patriota.

Fu esponente di quella che venne definita “medicina romantica”, che subirono in quel periodo numerose trasformazioni, adattate alla medicina moderna da Giacomo Tommasini. Le teorie “romantiche”, pur in mezzo a numerose critiche, resistettero a lungo e alcune di esse entrarono anche nei trattati di medicina. Per la loro artificiosità e mancanza di supporto sperimentale scomparvero, lasciando il posto alla patologia basata sul positivismo anatomico- clinico, microbiologico e fiosipatologico.

Qui la pubblicazione completa “Giovanni Rasori e la “Medicina Romantica”

“Ernie e laparoceli”

La pubblicazione realizzata in occasione del 93° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia ernie-e-laparoceli_maconi-1991

copertina

I Chirurghi anatomici dell’Università di Pavia

Nel 1500, con l’influenza del Rinascimento, si ebbe una rinascita di tutte le arti, compresa anche l’anatomia: la conoscenza del corpo umano venne infatti ritenuta base indispensabile per l’opera del chirurgo, per favorire il progresso della chirurgia.

Il contributo di Andrea Vesalio, il più grande studioso di anatomia, fu fondamentale: a lui va il merito di aver superato i dogmi galenici e aver impostato la ricerca anatomica su criteri moderni. Innovazioni che ebbero un effetto sulle discipline chirurgiche, la cui affermazione avvenne verso la fine dell’800, quando le scoperte batteriologiche consentirono successi contro le infezioni, contestualmente anche alle innovazioni nelle tecniche anestesiologiche, che facilitarono l’opera del chirurgo.

In questo periodo storico, nelle Università le “letture” di anatomia vennero associate a quelle di chirurgia e molti anatomici, compreso Vesalio, si fecero chirurghi, dando inzio all’epoca dei chirurghi anatomici.

Con il termine chirurghi anatomici vengono pertanto indicati quei docenti universitari, lettori o professori, che insegnarono contemporaneamente o in periodi diversi la chirurgia e l’anatomia.

In questa pubblicazione, I chirurghi anatomici dell’Università di Pavia, risalente al 1985, viene ricostruito il contributo che i chirurghi anatomici dell’Università di Pavia hanno portato alla storia e al progresso scientifico.

La chirurgia greca al tempo di Ippocrate

La chirurgia al tempo di Ippocrate è essenzialmente una terapia delle fratture e delle lussazioni: lo si evince dai titoli dei trattati del Corpus Hippocraticum, che si presentano in modo compatto grazie alle strette relazioni che li legano.
“Le articolazioni”, “Le fratture”, “Le ferite della testa”, “Gli strumenti di riduzione”, “L’officina del medico”, “L’emorroidi e le fistole”.

Al tempo di Ippocrate non esisteva differenza tra medicina e chirurgia: i laici praticavano entrambe, mentre i medici sacerdoti si dedicavano in modo quasi esclusivo la medicina.

Questa premessa è essenziale per comprendere gli interventi chirurgici dei tempi, basati in modo prevalente su una chirurgia di tipo traumatologico. Il campo di applicazione era legato, infatti, a ferite, fratture, lussazioni, curate in “iatron”, che i traduttori hanno reso con il termine di “laboratorio”, mentre in realtà era inteso come un vero pronto soccorso.
Dei sei trattati, sono tre i più rilevanti e che meglio rendono l’idea della chirurgia dell’antichità, in cui il genio di Ippocrate emerge nello spirito di osservazione, nel senso pratico, nell’esperienza e nella critica ai modi errati di operare: “Articolazioni”, “Fratture” e “Strumenti di riduzione”.
Va sottolineata la cura nei particolari nella descrizione degli strumenti utilizzati per la riduzione delle lussazioni e delle fratture; senza gli enormi progressi fatti attraverso una maggiore conoscenza dell’anatomia, sarebbe stato difficile riuscire ad arrivare a procedimenti più miti, usati oggi.
Gli strumenti vengono distinti in due gruppi: quelli usati per le operazioni di riduzione e quelli impiegati per proteggere e tenere fermi gli arti dopo l’intervento. Per questo tipo di interventi si faceva ricorso a bendaggi, stecche e docce: è l’argomento della parte iniziale di “Fratture”.
Ma la parte principale di questi trattati è dedicata agli interventi di riduzione, attraverso i quali il medico, coadiuvato da assistenti, sistemava ossa e articolazioni, riportandole alla loro posizione naturale.