La medicina al tempo dei Sumeri

Tra il 4000 e il 400 a.C. con lo sviluppo della scrittura e del calendario, l’uomo ha modo di iniziare a registrare gli eventi: si svilupparono le civiltà in Mesopotamia, Egitto, India, Israele e Cina, per citarne alcune. La cura delle malattie è anche per queste società un problema che viene affrontato e i primi ad occuparsene di cui gli storici hanno individuato notizie scritte sono i Sumeri: una tappa importante nella storia della medicina in quanto proprio a questo popolo si può attribuire l’esistenza di una classe medica, storicamente accertata da numerosi reperti archeologici. Numerose sono le tavolette d’argilla cuneiformi con precise indicazioni mediche, piccoli coltelli in rame, forse usati come strumenti chirurgici.
Con la conquista da parte degli Assiro-Babilonesi intorno al 2000 a.C., il regno dei Sumeri fu sottoposto ad una rigida amministrazione; fu dato maggiore impulso allo studio dell’astronomia già studiata dai Sumeri. Con i loro studi, gli Assiro-Babilonesi hanno fissato il calendario usato ancora oggi, che conta 365 giorni.
Anche se maggiore debolezza va segnalata sul piano della medicina: essi credevano infatti che la divinità intervenisse nell’insorgenza della malattia. La medicina assiro-babilonese rappresenta uno degli esempi più significativi di medicina religiosa: il sacerdote interrogava il malato per riconoscere l’identità del demone che l’aveva determinata attraverso i sintomi della malattia. E sembra che i medici-sacerdoti non visitassero direttamente il malato, ma attraverso il rito di analizzare il fegato di animali sacrificati, tentassero di trarre auspici a scopo prognostico. La scelta del fegato era legata al fatto che fosse considerato il centro della vita. La patologia interessava tutti gli organi e gli apparati noti, ma la sua illustrazione era scarsa rispetto, ad esempio a quella egizia; le malattie non avevano un nome ed erano descritte in modo sommario.
Maggior precisione va segnalata invece per la farmacologia: erano conosciuti circa 250 medicamenti (di orgine vegetale, animale e minerale). La raccolta delle piante medicinali doveva essere effettuata solo in base alla posizione degli astri, così come la somministrazione.

L’assistenza nel Medioevo

Medicina e religione sono state legate fin dai tempi più antichi: è grazie a Ippocrate che viene introdotto il principio secondo cui la malattia non è il prodotto di azioni soprannaturali, ma un processo naturale.
Ma la presenza di strutture per assistere le persone ammalate collocate in contesti sacri si trova fin dai tempi degli Egizi, nei templi di Iside, oltre che presso i templi Greci e Romani, dove è possibile trovare tracce di stanze in cui i sacerdoti curavano i malati.
Il Medioevo, con l’affermarsi della cultura cristiana, vide un aumento delle pratiche di assistenza per i poveri e i malati, con l’istituzione dopo il Concilio di Nizza del 325 d.C. dell’ “ospizio dei pellegrini” che doveva essere presente in ogni città. In questo modo avrebbe dovuto diffondersi la religione cristiana e la costruzione di chiese. L’insediamento delle “diaconie”, specie di ospizi collocati in prossimità delle chiese parrocchiali, fu un processo che coinvolse dapprima la componente laica della società. Ma con il tempo questa si ridusse, tanto che presero il nome di “chiese di spedale”, all’interno delle quali erano presenti anche delle scuole per addestrare i diaconi e i monaci alle mansioni sanitarie.
Erano chiamate “chiese di ospedale” quelle strutture che avevano annesso un ospedale, normalmente di piccole dimensioni. Costituito da pochi locali, sovente era adiacente alla chiesa stessa, dedicato sia all’assistenza di persone malate che pellegrini.
Le successive strutture medico-assistenziali furono gli xenodochi, che in origine erano solo luoghi di ristoro, anch’essi annessi ad una chiesa, che con il passare del tempo divennero dedicati all’assistenza dei malati. Il sostentamento degli “xenodochi” avveniva grazie alla beneficenza: elemosine dei pellegrini, lasciti e donazioni dei privati, mentre i lavori quotidiani erano svolti dai volontari, per lo più appartenenti a famiglie nobili. L’attività di fundraising oggi molto attuale ha radici storiche lontane!
Ma in questi edifici la speranza nell’effetto della misericordia di Dio era molto più elevato rispetto all’azione dei medicinali che venivano somministrati “secondo le regole dell’arte”.

Quando nasce il primo modello di assistenza ospedaliera?

E’ dalla regola di Sant’Antonio, vissuto fra il 200 e il 300 d.C., che nasce la cura verso i confratelli malati: l’assistenza ospedaliera religiosa, quindi, ha origini molto antiche, in graduale incremento.
Numerosa la biografia sulla vita del Santo e noi non abbiamo l’ambizione di aggiungere nulla in tal senso: ecco perché rimandiamo alla ricca pagine di wikipedia wikipedia.org/wiki/Antonio_abate per chi fosse desideroso di approfondire.
Quasi tutti i monasteri erano dotati di una “infermeria” dove prestavano servizio i monaci chiamati “ministri degli infermi” precursori dei “monaci infirmari” dei monasteri benedettini sorti poi in occidente.
Va ricordato che l’assistenza agli infermi in questa epoca era molto intensa anche all’esterno dei monasteri: un esempio da ricordare è senza dubbio quello di “Basiliade”, grande struttura ospedaliera fatta realizzare da San Basilio, Vescovo di Cesarea, poco fuori dalla città. Una vera e propria città-ospedale, annoverata tra le meraviglie del mondo, maggior esempio di complesso ospedaliero presente in oriente.
Da citare poi l’esempio di Bisanzio, capitale dell’Impero Romano d’Oriente, dove vennero costruiti xenodochi, ospizi, ospedali e lebbrosari. E proprio queste ultime strutture furono create per tentare di risolvere il grave problema dei lebbrosi, che altrimenti venivano allontanati dalla società senza alcuna assistenza. Il primo lebbrosario sorse sul Monte degli Ulivi a Bisanzio, costruito su volontà della madre dell’imperatore Costantino.

Perchè questo blog

Cura e comunità: due concetti strettamente connessi, legati al comune denominatore della persona,  che hanno subito una evoluzione nel corso dei secoli in funzione l’una dell’altra.
Questo blog ha come obiettivo raccontare come fosse in passato la cura alle persone e come l’assistenza ai malati abbia subito numerose evoluzioni, in virtù delle scoperte che nel corso dei secoli hanno permesso di arrivare fino ai giorni nostri, al concetto moderno di Medicina.
È fondamentale affrontare l’argomento parlando dell’opera dei professionisti dedicati a questa nobile arte, che hanno vissuto alti e bassi nella considerazione popolare, da grandi pensatori a poco più che “barbieri”, fino ai grandi professionisti e scienziati che conosciamo.
La storia è fatta da uomini, ma anche da luoghi: ecco perché l’evoluzione della cura resa possibile dagli uomini è inscindibile da quella dei contesti in cui era svolta l’assistenza. Dall’architettura e dalle strutture che via via, nel corso della storia, si sono modificate per meglio svolgere un ruolo sempre più adeguato e idoneo alle richieste dei professionisti della salute.
In questa cornice, le comunità assumono un ruolo di primo piano: talune hanno saputo cogliere le richieste della medicina e costruendo intorno ad essa il cuore della comunità, ne sono testimonianze Pavia e Bologna, solo per citarne un paio.
In tutti i casi, intorno all’ospedale è nato un interesse della comunità, che con generosità ha cercato di supportare e agevolare il processo di sviluppo e di innovazione, che in molti casi continua fino ad oggi. Poi ci sono le figure dei benefattori, grandi uomini che hanno segnato la storia.
Qui verranno portati esempi, in ordine sparso, di come la cura e la comunità, siano cresciute e cambiate insieme nel corso dei secoli.
Buona lettura!