Rinascimento: nuova visione

Il passaggio tra Medioevo e Rinascimento non è avvenuto repentinamente, ma si è trattato di una trasformazione graduale. La formazione delle nuove ideologie non è stata immediata ma si è formata molto più tardi. Perciò questo importante fenomeno non va giudicato alla stregua di un episodio semplice ed isolato, ma visto come un processo complesso, che per realizzarsi in pieno ha richiesto varie fasi di passaggio. Solitamente vengono distinte in tre periodi, uno di preparazione che corrisponde al XV secolo e viene definito Umanesimo.

Si tratta della fase che ha rappresentato la preparazione del Rinascimento, ed è caratterizzato fondamentalmente dalla valorizzazione della personalità umana di fronte al complesso problema della conoscenza.
L’uomo, scoperta la fiducia nelle proprie capacità intellettive, desidera risolvere personalmente i problemi che si presentano al suo giudizio, mentre in precedenza l’intransigenza dogmatica non gli consentiva di farlo.

L’Italia è un unanimemente riconosciuta come la culla del Rinascimento: da essa partì questo nuovo movimento. Si diffuse in tutta Europa, attraverso i suoi artisti e i suoi scienziati, che vennero invitati all’estero, sia attraverso il richiamo esercitato sugli stranieri e i centri italiani di cultura.

La rivolta intellettuale rinascimentale che interessò ogni espressione del pensiero si estese anche alla medicina.
In questo campo, la prima la prima disciplina ad essere sottoposta alla revisione critica fu l’anatomia, essendo la materia più apertamente esposta all’indagine.
Notare le differenze fra descrizione anatomica fatta da Galeno e la reale conformazione degli organi era certamente più facile che intervenire a modificare un’interpretazione patogenetica di una malattia il cui meccanismo è molto meno evidente.

Per la verità già Mondino de’ Liuzzi, all’inizio del 1300 attraverso le poche autopsie che aveva potuto praticare, fece timidamente notare l’inesattezza anatomica di Galeno però non lo attribuì all’inattaccabile Maestro, ma diede la colpa agli Amanuensi che avevano male copiato, o alla stessa natura che aveva mutato nel corso dei secoli la morfologia e la struttura degli organi.
Per quanto riguarda l’anatomia, l’inizio della revisione del sistema galenico si fa iniziare nell’anno 1543, quando uscì il “De humani corporis fabrica” di Andrea Vesalio.

I Chirurghi anatomici dell’Università di Pavia

Nel 1500, con l’influenza del Rinascimento, si ebbe una rinascita di tutte le arti, compresa anche l’anatomia: la conoscenza del corpo umano venne infatti ritenuta base indispensabile per l’opera del chirurgo, per favorire il progresso della chirurgia.

Il contributo di Andrea Vesalio, il più grande studioso di anatomia, fu fondamentale: a lui va il merito di aver superato i dogmi galenici e aver impostato la ricerca anatomica su criteri moderni. Innovazioni che ebbero un effetto sulle discipline chirurgiche, la cui affermazione avvenne verso la fine dell’800, quando le scoperte batteriologiche consentirono successi contro le infezioni, contestualmente anche alle innovazioni nelle tecniche anestesiologiche, che facilitarono l’opera del chirurgo.

In questo periodo storico, nelle Università le “letture” di anatomia vennero associate a quelle di chirurgia e molti anatomici, compreso Vesalio, si fecero chirurghi, dando inzio all’epoca dei chirurghi anatomici.

Con il termine chirurghi anatomici vengono pertanto indicati quei docenti universitari, lettori o professori, che insegnarono contemporaneamente o in periodi diversi la chirurgia e l’anatomia.

In questa pubblicazione, I chirurghi anatomici dell’Università di Pavia, risalente al 1985, viene ricostruito il contributo che i chirurghi anatomici dell’Università di Pavia hanno portato alla storia e al progresso scientifico.