Bartolomeo Eustachi: un anatomico “dimenticato”

Un grande anatomico rinascimentale che gettò le basi per gli studi moderni del corpo umano è stato Bartolomeo Eustachi (1500/1510-1574).  Il tubo di Eustachio, che si estende dall’orecchio medio fino alla faringe, porta il suo nome. E senza dubbio il suo posto nella storia dell’anatomia sarebbe stato più importante se le incisioni su rame che aveva sviluppato con Pier Matteo Pini, suo allievo, non fossero scomparse dopo la sua morte. Leggi tutto “Bartolomeo Eustachi: un anatomico “dimenticato””

L’avvio degli studi sulla circolazione del sangue: Girolamo Fabrizi

Tra coloro che si occuparono della circolazione sanguigna, studio che caratterizzò le ricerche anatomo-fisiologiche rinascimentali, occupa un posto importante anche Girolamo Fabrizi di Acquapendente (1533 – 1619), per le sue celebri osservazioni sulle valvole venose.

Fabrizi fu nominato nel 1565 lettore di anatomia e chirurgia dell’Università di Padova, incarico che mantenne a lungo. Soggiornò quasi sempre a Padova, dove fece costruire a proprie spese l’anfiteatro anatomico dell’università di Padova, che esiste tuttora in ottime condizioni di conservazione.

Il Fabrizi è considerato una delle maggiori figure della storia della medicina, avendo apportato notevoli contributi a numerose branche mediche.

Contribuì infatti alla conoscenza anatomica dell’occhio e dell’orecchio e del meccanismo della formazione e della respirazione, argomenti sui quali scrisse numerosi libri.

I suoi libri sul feto lo pongono tra i più illustri fondatori dell’embriologia. In anatomia e fisiologia comparata fece importanti ricerche sulla meccanica animale, scrivendo anche alcuni libri sull’argomento, il più importante dei quali è il “De motu locali animalium secundum totum”, in cui, ricorrendo di quasi settant’anni il classico libro di Borrelli, tratta del camminare nel volare nel nuotare e della strusciare degli animali.
Ma la scoperta più prestigiosa, che lo rese famoso nella storia dello studio della circolazione del sangue, fu quello delle valvole venose, perché consentì al suo allievo William Harvey, di formulare in maniera definitiva la sua teoria sulla circolazione.
Nonostante fossero sorte, in quell’epoca alcune contestazioni sulla priorità della scoperta, è stato dimostrato in maniera sicura che Fabrizi vide per primo nel 1574 le valvole venose ma ne pubblicò la notizia solo nel 1603. Egli però non ne comprese il giusto significato funzionale come invece fece dopo Harvey. Fabrizi non è ancora al corrente della scoperta di Cesalpino e riteneva che queste valvole servissero a frenare il corso centrifugo del sangue venoso come allora si continuava credere, per farlo ristagnare più lungo possibile nei tessuti onde favorirne il nutrimento.

Andrea Vesalio: la rivoluzione dell’anatomia

Andrea Vesalio è considerato il primo vero instauratore della nuova anatomia.

Vesalio è conosciuto per la sua opera “De Humani corporis fabrica”, dato alle stampe a Basilea nel 1543: si tratta di uno dei testi anatomici più noti anche un pubblico non specialistico e uno di quelli che hanno incontrato maggiore fortuna nella storia della medicina. Infatti è apprezzato per la qualità delle sue immagini prodotte in ambiente veneziano nella stretta cerchia di Tiziano, che rappresentano una vera rivoluzione dal punto di vista teorico sia per quanto riguarda l’uso didattico per cui essi erano state pensate.

Nulla è scritto una volta per tutte, ma il libro di anatomia viene composto solo dopo l’esecuzione diretta di una dissezione dopo aver visto e controllato direttamente la verità della natura.

Per Vesalio l‘immagine del corpo deve essere soprattutto strumento di comprensione anatomica, per consentire agli studenti di medicina di vedere organi anche quando il cadavere, per ragioni di spazio o per la stagione dell’anno non è consultabile come fonte.
La novità del suo lavoro è evidente in quanto il professore non è in cattedra ma lavora in prima persona all’apertura del cadavere, gli studenti non sono lontani e bloccati sugli scranni di un’aula universitaria, ma vicinissimi al corpo di cui possono controllare la dissezione. Non c’è libro già scritto a cui fare riferimento ma, analogamente a quanto accade proprio nella pubblicazione, sul tavolo anatomico fanno bella mostra di sé un rotolo di carta bianca e uno stilo. Il messaggio di Vesalio è chiaro e semplice: nulla è scritto una volta per tutte, ma il libro di anatomia viene composto solo dopo l’esecuzione diretta di una dissezione dopo aver visto e controllato direttamente la verità della natura.

Nato a Bruxelles nel 1514, dopo aver compiuto i primi studi all’università di Lovanio, passò in quella di Parigi per studiare medicina e quindi ritornò a Lovanio dove si dedicò agli studi anatomici.
Nell’ambiente parigino Vesalio mette a punto le sue principali qualità. Da un lato egli perfeziona gli strumenti di approccio al testo antico appresi a Lovanio ed entra in contatto con alcuni dei più raffinati editori di medicina greco romana del tempo, tra i quali Silvyus suo maestro, compagno e amico, che diventerà poi uno dei suoi fieri oppositori dopo la stampa del suo lavoro anatomico. La conoscenza approfondita del greco e quindi la possibilità di accedere in modo diretto ai libri di Galeno, cui la scuola parigina dedicava in quegli anni grande attenzione, gli consente di avere a disposizione una enorme quantità di materiali di lavoro con cui confrontare gli esiti dell’altra sua grande capacità, quella dissettoria.
Una perizia anatomica particolare che i suoi contemporanei registrano e lodano e la grande destrezza con il bisturi consentono al giovane medico di crescere nell’osservazione diretta del corpo umano e di guadagnare notevole fama che presto si espande in tutta Europa. Da Lovanio si trasferì a Padova, dove nel 1573 conseguì il dottorato in medicina e il giorno seguente, a soli 23 anni, venne nominato lettore in anatomia e chirurgia.

In questa città in cominciarono gli anni più fervidi e produttivi della sua carriera. Essendosi reso conto che l’insegnamento basato sui testi di Galeno era pieno di errori, decise di pubblicare, ad uso dei suoi studenti, sei grandi tavole anatomiche, in cui evidenziò le discrepanze esistenti fra le descrizioni anatomiche galeniche e la realtà rinvenibile nel cadavere.

A queste tavole fece seguito la pubblicazione, avvenuta nel 1543, della sua grande opera “De Humani corporis fabrica”, più semplicemente nota come “Fabrica”, nel significato di «funzionamento» o «meccanismo».

La “Fabrica” si compone di sette libri, così suddivisi:

  • il primo preceduto da una vasta introduzione è dedicato allo scheletro
  • il secondo ai muscoli e ai legamenti,
  • il terzo all’angiologia,
  • il quarto ai nervi e al midollo spinale,
  • il quinto agli organi della nutrizione della generazione e dell’ordinazione,
  • il sesto al cuore
  • il settimo al cervello e agli altri organi di senso.

Segue l’esposizione di norme per la dissezione e la vivisezione.

Le descrizioni anatomiche di Vesalio in quest’opera segnano un grande progresso rispetto qualsiasi opera precedente: egli, infatti, illustrò l’esatto decorso delle vene, in cui riscontrò anche l’esistenza delle valvole, pur senza intuirne la funzione. Nell’anatomia del cuore mise in dubbio la permeabilità del setto, che però, non si sentì in grado di negare decisamente. In osteologia dimostrò che la mandibola consta di un solo osso e che lo sterno è diviso in tre parti e non in otto, come sosteneva Galeno.

 

Con la “Fabrica” però finì la splendida parabola di Vesalio. Avendo egli infatti osato rivoluzionare l’anatomia denunciando gli errori di Galeno, non potè sfuggire alle violente critiche dei conservatori a cominciare dal suo maestro parigino Silvyus che disapprovò aspramente le sue scoperte. Fino a Colombo che fu su allievo a Padova, a Falloppio che fu suo successore nella cattedra di anatomia e numerosissimi altri sparsi ovunque.

Queste polemiche così infiammate costrinsero Vesalio a lasciare Padova nel 1544 per ricoprire il posto di archiatra alla corte imperiale di Carlo V e poi di suo figlio Filippo II. Pur essendo altamente apprezzato da entrambi gli imperatori, non si dedicò mai più allo studio dell’anatomia con l’impegno precedentemente dimostrato.

Poco si sa della sua vita a corte, sembra però che egli si sia dedicato soprattutto alla pratica di chirurgo, limitandosi come anatomico a rispondere alle critiche che gli venivano mosse dai suoi numerosi nemici. Nel 1564 spinto da ragioni oscure partì da Madrid alla volta della Terra Santa: su questo episodio che doveva essere l’ultimo della sua vita, si congetturò da parte degli storici di ogni tempo, ma l’ipotesi che ha sempre predominato è che si trattasse di una espiazione per essere stato accusato presso il tribunale dell’Inquisizione di aver continuato a sezionare il corpo di un cortigiano che a qualcuno era parso ancora vivo. Condannato a morte dal tribunale, la pena sarebbe stata commutata per intercessione dell’imperatore Filippo II nella penitenza del viaggio in terra Santa. Recatosi a Gerusalemme, durante il ritorno la nave dove lui viaggiava andò a incagliarsi sulle sulle coste dell’isola di Zante, dove morì.

Andrea Vesalio è tradizionalmente presentato dalla maggior parte della storiografia come un innovatore e un rivoluzionario dell’anatomia in grado di sovvertire il paradigma galenico e di correggere gran parte degli errori di un’anatomia antica condotta soprattutto non su cadaveri ma su corpi di animali. In realtà, la posizione di Andrea Vesalio è più sfumata: egli, infatti, rappresenta il perfetto esempio dell’uomo di scienza di primissimo piano del suo tempo: in equilibrio tra l’eredità della medicina antica ancora sentita come fattore fortemente condizionante e una pratica molto innovativa che apre la strada a un secolo di fecondissimi studi, soprattutto anatomici che hanno favorito l’inserimento, nel secolo successivo, delle idee della rivoluzione scientifica.

 

Leonardo: genio anatomico

Pur riconoscendo Andrea Vesalio come il più grande anatomico del Rinascimento, va ricordato che Leonardo da Vinci (1452-1519) è stato iniziatore dello studio dell’anatomia e della fisiologia su base scientifica, per mezzo di ricerche originali e di dissezioni sul cadavere ed è stato anche il primo ad avere illustrato l’anatomia con disegni dal vero.
Nato a Vinci presso Empoli nel 1452, Leonardo abitò a prevalentemente a Firenze ma dimorò anche a Milano, a Roma, in Francia, oltre a brevi permanenze in luoghi presso altri signori. Morì in Francia nel 1519.
Genio eclettico e multiforme, precorre di molto i suoi tempi in molti campi dello scibile, compresa l’anatomia, della quale si occupò da vero e proprio anatomico e non come semplice conoscitore della materia.

Genio eclettico e multiforme, precorre di molto i suoi tempi in molti campi dello scibile, compresa l’anatomia: fu autore di ricerche originali e di dissezioni sul cadavere ed è stato anche il primo ad avere illustrato l’anatomia con disegni dal vero.

Leonardo iniziò i suoi studi anatomici del 1489 come risulta dai suoi disegni e, come gli stesso disse, eseguì una trentina di autopsie tra Firenze, Milano e Roma. Ma dove egli dedicò maggiormente lo studio dell’anatomia fu a Pavia: lì ebbe come collaboratore Marco Antonio della Torre, lettore di medicina all’Università di Pavia, con il quale avrebbe avuto intenzione di compilare un grande trattato di anatomia. Un progetto che non potè essere realizzato a causa della prematura morte del della Torre.

Questi disegni, denominati anche “fogli vinciani”, sono oggi conservati in Inghilterra ma in passato sono passati inosservati o quasi.

Leonardo, seguendo il proprio istinto che lo portava in qualsiasi campo al perfezionamento della tecnica, escogitò anche in campo anatomico dei mezzi di ricerca che meravigliano per la modernità del loro principio.

Egli fu il primo a praticare tagli seriali e a iniettare sostanze solidificabili nei vasi per poterli mettere meglio in evidenza e nei ventricoli cerebrali e nel cuore per poterne riprodurre la forma interna.  Disegnò il cuore nei minimi particolari e descrisse bene le quattro cavità che da Galeno erano state ridotte solo a due (cuore destro e cuore sinistro). Descrisse inoltre le valvole atrio-ventricolari e quelle dei grossi vasi, dimostrandone sperimentalmente la funzione. Mise in evidenza le corde tendinee, l’endocardio, le trabecole intraventricolare e il fascio moderatore, che venne chiamato corda di Leonardo. Negli organi del sistema respiratorio disegnò bene l’albero bronchiale e l’insieme dei polmoni, dimostrando mediante l’insufflazione forzata di aria, che i bronchi terminano a fondo cieco e che l’aria non può passare nel cuore come sosteneva Galeno. Interessanti sono i suoi studi sulle proporzioni del corpo umano.

I manoscritti e disegni di Leonardo subirono dopo la sua morte vicende sfortunate e vennero pubblicati in maniera completa solo nel 1911 quando l’anatomia era già molto progredita. Sono circa un migliaio e sono contenuti in 119 fogli raccolti, appunto nel 1911, da autori norvegesi in un’opera in sei volumi, intitolata “Quaderni di anatomia” con traduzione inglese e tedesca.

Rinascimento: nuova visione

Il passaggio tra Medioevo e Rinascimento non è avvenuto repentinamente, ma si è trattato di una trasformazione graduale. La formazione delle nuove ideologie non è stata immediata ma si è formata molto più tardi. Perciò questo importante fenomeno non va giudicato alla stregua di un episodio semplice ed isolato, ma visto come un processo complesso, che per realizzarsi in pieno ha richiesto varie fasi di passaggio. Solitamente vengono distinte in tre periodi, uno di preparazione che corrisponde al XV secolo e viene definito Umanesimo.

Si tratta della fase che ha rappresentato la preparazione del Rinascimento, ed è caratterizzato fondamentalmente dalla valorizzazione della personalità umana di fronte al complesso problema della conoscenza.
L’uomo, scoperta la fiducia nelle proprie capacità intellettive, desidera risolvere personalmente i problemi che si presentano al suo giudizio, mentre in precedenza l’intransigenza dogmatica non gli consentiva di farlo.

L’Italia è un unanimemente riconosciuta come la culla del Rinascimento: da essa partì questo nuovo movimento. Si diffuse in tutta Europa, attraverso i suoi artisti e i suoi scienziati, che vennero invitati all’estero, sia attraverso il richiamo esercitato sugli stranieri e i centri italiani di cultura.

La rivolta intellettuale rinascimentale che interessò ogni espressione del pensiero si estese anche alla medicina.
In questo campo, la prima la prima disciplina ad essere sottoposta alla revisione critica fu l’anatomia, essendo la materia più apertamente esposta all’indagine.
Notare le differenze fra descrizione anatomica fatta da Galeno e la reale conformazione degli organi era certamente più facile che intervenire a modificare un’interpretazione patogenetica di una malattia il cui meccanismo è molto meno evidente.

Per la verità già Mondino de’ Liuzzi, all’inizio del 1300 attraverso le poche autopsie che aveva potuto praticare, fece timidamente notare l’inesattezza anatomica di Galeno però non lo attribuì all’inattaccabile Maestro, ma diede la colpa agli Amanuensi che avevano male copiato, o alla stessa natura che aveva mutato nel corso dei secoli la morfologia e la struttura degli organi.
Per quanto riguarda l’anatomia, l’inizio della revisione del sistema galenico si fa iniziare nell’anno 1543, quando uscì il “De humani corporis fabrica” di Andrea Vesalio.