Paracelso: il corpo umano come alambicco

L’alchimia, nonostante i suoi legami con la magia e la religione, è stata per secoli considerata una scienza.
E l’alchimia può essere considerata una antesignana della chimica: anche dal punto di vista etimologico, le due sono vicine.
L’alchimia inizia in Egitto, Cina e Persia.

L’obiettivo degli alchimisti non era (solo) trasformare i metalli meno preziosi in oro, ma dominare la natura, controllando quanto li circondava.

Facevano esperimenti con le varie sostanze per scoprire cosa accadeva a due di loro se scaldate, unite o mescolate…erano dei curiosi della natura!
Fra gli alchimisti, molti erano personaggi dubbi, truffatori, millantatori. Molti veri studiosi che riuscirono a dare importanti contributi alla storia di quella che venne nei secoli successivi definita chimica. Newton si immergeva nell’alchimia, circondato da bilance, recipienti di vetro e varie attrezzature: aveva un laboratorio chimico!

L’alchimia medievale è stata molto vicina alla medicina, sia pratica sia perché vicina alla preparazione di numerosi rimedi. Il più celebre è l’ aqua vitae o elisir di lunga vita, una sostanza miracolosa, dotata di poteri straordinari di rigenerazione e guarigione, simile al mito della pietra filosofale capace di trasformare i metalli in oro.
Trasformazione che poteva accadere, secondo gli alchimisti, grazie allo spiritus o pneuma, una essenza semimateriale, il cui concetto è rimasto nella nostra cultura, ad esempio nella distillazione di brandy o gin, nell’arte della distillazione.

Il medico svizzero Thophrastus Bombast von Honenheim – che prende il nome di Paracelso – tra i più noti sostinitori dell’alchimia, convinto di poter cambiare il corso della scienza e della medicina, utilizza le teoriche alchemiche per elaborare una teoria originale: il corpo umano funziona come un alambicco, come strumento di distillazione dove le sostanze interagiscono tra loro, originando reazioni chimiche.

il corpo umano funziona come un alambicco, come strumento di distillazione dove le sostanze interagiscono tra loro, originando reazioni chimiche.

Idea che darà origine alla iatrochimica.
Cattolico di nascita, amico di protestanti e cresciuto ai tempi di Lutero, Paracelso, pur vicino alla religione, aveva una unica fede: la chimica.
Studioso di medicina, si spostò a lungo, viaggiando per tutta l’Europa. Lavorò come chimico e come medico, ebbe molti pazienti, anche abbienti, con risultati buoni. Ricevette un solo incarico all’Università di Basilea in Svizzera, dove teneva le sue lezioni in tedesco anziché in latino.
Una delle prime cose che fece, fu di bruciare le opere di Galeno sulla piazza del mercato. Non ne aveva bisogno, in quanto era fortemente convinto della sua visione dell’universo.

Per Paracelso il medico doveva essere chimico, conoscere quindi i principi di trasmutazione delle sostanze, che si basavano su tre principi.
– il sale: dà forma alle cose
– lo zolfo: è causa per cui le cose bruciano
– il mercurio: è alla base dello stato liquido di una cosa

Bruciava sostanze e esaminava con cura ciò che rimaneva.
Distillò molti liquidi e raccolse molte sostanze che evaporavano, osservandone i residui.
Era convinto che i suoi esperimenti lo avrebbero aiutato a comprendere il funzionamento del mondo: dalla chimica sarebbero derivate cure per nuove malattie. Paracelso riteneva in forte contrapposizione con le teorie ippocratiche che le malattie non derivassero da uno squilibrio di umori, ma avessero una origine esterna.

Il suo carattere più innovativo è legato poi alla farmacopea: prima di lui la maggior parte delle cure erano di origine vegetale. Egli introduce farmaci elaborati nel suo laboratorio: l’utilizzo di sostanze metalliche e minerali (i suoi preferiti erano l’antimonio e il mercurio) per la preparazione di farmaci segnano una novità importante, nonostante i pericoli per i pazienti. Il mercurio, ad esempio, pur trattandosi di una sostanza velenosa, era usata come unguento nelle malattie della pelle e considerata il miglior trattamento per la sifilide. Infatti, la medicina e la farmacopea degli alchimisti si giustificano con la necessità di far fronte con questi nuovi rimedi a nuove malattie, come la sifilide. E giacché il mercurio risultò efficace, i medici lo usarono a lungo nel suo trattamento, nei cosiddetti “Ospedali degli Incurabili” che si erano diffusi in quasi tutte le città.

La diffusione delle dottrine di Paracelso fu notevole dopo la sua morte, nonostante fossero considerate eretiche dal mondo cattolico perché provenienti dal mondo di area protestante.  La cultura “chimica” si diffonde in modo privilegiato nelle Accademie, che riuniscono filosofi naturali che si contrappongono al mondo della cultura universitaria.