Aggiornamenti di Medical Humanities 30.10.22

Storie di donne di storia – Maria Montessori

https://www.youtube.com/watch?v=DeH0PCsPv1I&list=PLr93-cIDxEHpYr0B2bPWjr7DvNaZVr1BT

Il primo episodio della serie di contenuti “Storie di donne di storia” è dedicato a Maria Montessori (1870-1952). I video sono realizzati dall’Associazione nazionale tra i medici iscritti agli albi professionali “Club Medici” nell’ambito del network nazionale “Cultura è Salute”.

 

Music and Healing

https://blogs.bmj.com/medical-humanities/2022/10/25/music-and-healing/

Robert Abrams (Weill-Cornell Medicine, New York) recensisce The Sound of Being Human opera autobiografica di Jude Rogers (1978, critica musicale per The Guardian e senior lecturer alla London Metropolitan University) sul ruolo della musica nella sua, e nelle nostre vite.

 

The big idea: why modern medicine can’t work without stories

https://www.theguardian.com/books/2022/aug/15/the-big-idea-why-modern-medicine-cant-work-without-stories

L’articolo analizza come la pandemia da Covid abbia esacerbato una serie di problematiche legate al rapporto medico-paziente, e ricorda come coltivare un dialogo costante sia fondamentale per il percorso di cura.

 

Object Relations Podcast: The Radical Psychiatry of Franco Basaglia

https://thepolyphony.org/2022/08/12/object-relations-podcast-the-radical-psychiatry-of-franco-basaglia/

Secondo episodio di “Object Relations” una serie di quattro podcast dedicati alle relazioni tra politica e psiche. In questo, lo scrittore e ricercatore in storia della medicina Samuel Kelly riflette sulla figura di Franco Basaglia (1924-1980). 

 

Not Just a Bowl of Fruit 

https://aeon.co/videos/its-not-beautiful-but-its-interesting-an-ageing-nude-model-surveys-her-body

La regista lituana Greta Griniūtė con il collega Luke Flanagan (Mind the Gap, 2014) osservano da dietro alla telecamera la modella ottantaquattrenne britannica Diana Mukuma mentre riflette sul suo corpo che invecchiato.

intervenire senza dolore: la nascita dell’anestesia

Allo straordinario progresso della chirurgia nella seconda metà dell’Ottocento contribuirono non solo le più accurate conoscenze di anatomia normale e patologica, che permise l’identificazione di entità nosologiche prima ignorata, ma anche, e soprattutto, l’introduzione nella pratica chirurgica dell’anestesia e dell’antisepsi, insieme al miglioramento dello strumentario chirurgico ed all’ideazione di valide pinze emostatiche. Prima di queste scoperte, la situazione nei reparti ospedalieri di chirurgia era tutt’altro che confortante.

Uno degli aspetti più drammatici era rappresentato dal dolore causato dal trauma operatorio, contro il quale ben poco si poteva fare e neppure si prevedevano possibilità di qualsiasi sorte.

Il grande chirurgo Velpau nel 1839, pochi anni prima della scoperta dell’anestesia, scriveva infatti «Pensare di poter evitare il dolore nelle operazioni è un’illusione che non è più possibile nutrire oggi». Il chirurgo cercava di ovviare a questa situazione sopperendovi con la velocità negli interventi, molte volte, però, a scapito della precisione. Il celebre chirurgo francese Ollier, in un discorso «Sulla chirurgia attuale» pronunciato nel 1893, riassunse molto efficacemente la posizione del chirurgo prima dell’introduzione dell’anestesia: «Coloro che conoscono la chirurgia solo attraverso quello che hanno visto e imparato negli ultimi quindici anni faranno fatica ad immaginarsi le difficoltà della nostra professione agli inizi del secolo. Ciò che vedremo adesso fornisce solo un’idea incompleta della situazione del chirurgo di fronte a malati per i quali l’operazione era un terribile supplizio; essi, infatti, riempivano la sala operatoria, fin dal primo colpo di bisturi, di urla furiose e gemiti sofferenti. Non esisteva niente di sicuro per impedire le loro sofferenze, niente di efficace per alleviarle. Bisognava far in fretta e la qualità più apprezzata, e spesso più utile, del chirurgo era la rapidità nel maneggiare il coltello.
I chirurghi in quel tempo si preoccupavano di fare, noi oggi dobbiamo solo preoccuparci di far bene.»

Le cose stavano a questo punto, quando nel 1844 il dentista americano H. Welles (1815-1848) adottò per primo l’anestesia generale con protossido di azoto nelle estrazioni dentarie. Fu H. Dairy (1778-1829) a sperimentare su se stesso questa sostanza, scoperta da G. Priefstley nel 1772 e, avendone riportato uno strano stato di euforia, la chiamò «gas esilarante». Il suo impiego come anestetico venne presto abbandonato perché ai primi casi fortunati ne seguirono numerosi altri deludenti. Welles, che per primo aveva adottato nella pratica il protossido di azoto, amareggiato dagli insuccessi ed abbrutito dall’abuso fatto su se stesso di questo gas, si uccise all’età di soli 33 anni.

A man dancing and laughing as a result of the effects of nitrous oxide gas. Engraving.

Nel 1846 un altro dentista americano W. Morton (1819-1868), annunciò ed illustrò un metodo di anestesia generale mediante l’etere solforico, da lui usato nelle estrazioni dentarie. Morton adottò questo anestetico dietro suggerimento del chimico K. Jackson (1805-1880), che aveva scoperto le proprietà narcotizzanti di questo liquido, se usato per inalazione. Poco dopo le prime applicazioni nella pratica odontoiatrica, la narcosi eterea venne introdotta in chirurgia da J.C. Warren (1778-1856), che asportò un tumore del collo senza causare al paziente il minimo dolore.
Questo tipo di narcosi prese subito piede e si diffuse rapidamente ed ampiamente in America ed in Europa. A causa del successo si scatenò una lite fra il chimico Jackson e il dentista Morton, che si contendevano la priorità nella scoperta della narcosi eterea. Durante tale lite Jackson perseguitò il rivale in tutti i modi, fino a ridurlo in miseria e a spingerlo al suicidio.

Prima della fine del 1846 l’anestesia generale eterea era stata adottata in Inghilterra da R. Liston (1794-1847) alla clinica universitaria di Londra, per l’amputazione di una gamba, e subito dopo da G.J. Guthrie (1785-1856) e da Lawrence.
In Italia le prime narcosi eteree furono compiute nel 1847 a Pavia da L. Porta (1800-1875), seguito da A. Riberi (1796-1881) a Torino.

Non era ancora trascorso un anno dalla scoperta della narcosi eterea, che J. Simpson (1811-1870), ostetrico inglese, comunicava, nel novembre 1847, i risultati da lui ottenuti con l’impiego del cloroformio per inalazione in campo ostetrico. Questa sostanza, scoperta contemporaneamente e separatamente nel 1831 dall’americano S. Guthrie (1782-1848), dal francese G. Souberian (1793-1858) e dai tedeschi J. Liebig e Fr. Woehler (1800-1882), essendo più volatile e più gradevole dell’etere, si impose presto in anestesiologia.

Sir J. Y. Simpson and two friends, having tested chloroform on themselves, lying insensible on the floor around a table. Pen and ink drawing.

In Inghilterra l’anestesia con cloroformio fu definitivamente accettata dopo che la regina Vittoria in persona la esperimentò quando partorì il suo settimo figlio, il principe Leopoldo. Da quel momento l’«anestesia della regina» divenne una moda e fu largamente usata in ostetricia: J. Simpson, che per primo l’aveva usata, fu nominato «sir» ed ebbe onori e gloria.

Aggiornamento di Medical Humanities 23.10.2022

Festival della Scienza

https://www.festivalscienza.it/site/home/programma-2022.html

Dal 20 ottobre al 1° novembre si svolge a Genova il Festival della Scienza,  uno degli eventi di diffusione della cultura scientifica diventato, negli anni, un punto di riferimento a livello internazionale.​

AboutFace: Face Transplants, Emotion and History

https://thepolyphony.org/2022/07/11/oral-history-or-personal-archive/

Sarah Hall (progetto AboutFace https://aboutfaceyork.com/), grazie al suo progetto di ricerca coordinato da Fay Bound Alberti (University of York), riflette sui risvolti emotivi e culturali legati al trapianto di viso. Hall usa i social media come strumento di ricerca e analizza cosa pubblicano online i pazienti trapiantati.

The Polyphony Meets China

https://www.youtube.com/watch?v=Ju7556JiuvI

Video di presentazione della collaborazione tra l’Institute for Medical Humanities (IMH) dell’Università di Durham e relativa piattaforma web The Polyphony, con il Narrative Medicine Research Centre (NMRC) cinese.

The Hidden Side of Violence

https://wellcomecollection.org/series/YxnFmxEAAHzJngrE?

In questa serie di contributi Laura Bui (University of Manchester) e la visual artist Jessa Fairbrother (Tate Britain, V&A e altre) esplorano alcuni aspetti della violenza.

The Beast Within: Mental Illness in Arto Paasilinna’s The Howling Miller

https://medicalhealthhumanities.com/2020/10/05/the-beast-within-mental-illness-in-arto-paasilinnas-the-howling-miller/

Avril Tynan (Kulturwissenschaftliche Institut di Essen, Germania) analizza il romanzo Ulvova mylläri (Il mugnaio urlante, 1981) dello scrittore finlandese Arto Paasilinna (1942-2018) alla luce della teoria della degenerazione. Tale teoria, in auge intorno alla metà del XIX secolo, interpretava le malattie mentali come l’effetto di interventi esterni che portano alla degradazione del sistema nervoso.

Aggiornamenti Medical Humanities 9.10.22

Dr Ruben Verwaal Launches ‘Yo, Doc, Listen Up!’ Exhibition about Deafness, Hardness of Hearing & Inclusive Healthcare

https://www.durham.ac.uk/research/institutes-and-centres/medical-humanities/about-us/news/yo-doc-listen-up-exhibition/

Ruben Verwaal, (NWO Rubicon Research Fellow, Durham University) presenta la mostra ‘Yo, Doc, Listen Up!’, volta a sensibilizzare gli studenti di medicina e gli operatori sanitari sui numerosi ostacoli che i pazienti sordi o con problemi di udito devono affrontare quotidianamente.

‘Brainspotting’: A Review

‘Brainspotting’: A Review

Recensione di Peter Endicott (medico e scrittore) di Brainspotting: Adventures in Neurology, testo autobiografico di Andrew Lees, professore di neurologia al National Hospital, di Londra.

Nature, nurture, luck: Why you are more than just genes and upbringing

https://www.newscientist.com/article/mg25534050-900-nature-nurture-luck-why-you-are-more-than-just-genes-and-upbringing/

L’articolo, disponibile anche in traduzione sul sito del settimanale “Internazionale” analizza i fattori che ci rendono quel che siamo, i geni e l’ambiente in cui siamo cresciuti, inserendo una terza variabile: il caso.

Molti test della personalità sono validi quanto i tarocchi. Eppure le aziende li usano per assumere.

https://thevision.com/attualita/effetto-forer/

Mattia Madonia (Catania, 1988) riflette sull’effetto Forer, il “fenomeno per il quale ogni individuo, posto di fronte a un qualsiasi profilo che crede a lui riferito, tende a immedesimarsi in esso (Wikipedia)” e sulla validità dell’applicazione nel mondo del lavoro di alcuni test di personalità.

Laughing gas and the scientific pursuit of the sublime

https://wellcomecollection.org/articles/YxnTCBEAACEAnk2Y?

In Inghilterra uno degli svaghi preferiti dei giovani tra i 16 e i 24 è l’ossido di diazoto, noto altresì come gas esilarante. Sharon Ruston (Lancaster University) ce ne propone una breve storia per immagini, dal 1798 alla prima metà del XIX secolo.

9 ottobre: prima Giornata nazionale degli Ospedali Storici

visite guidate su itinerari riservati, ad ingresso libero, in diciassette siti ospedalieri storici dei tredici collegati ad ACOSI

Carità, medicina, spiritualità, cultura sono le radici degli antichi ospedali italiani, un patrimonio storico di valori. Questo lo slogan dell’Associazione Culturale Ospedali Storici Italiana (ACOSI) nata nel 2019 tra Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, IRCSS, enti di assistenza, e promotrice della prima Giornata nazionale degli Ospedali storici, il prossimo del 9 ottobre.

La Giornata ha come obiettivo rendere fruibile l’inestimabile patrimonio storico di strutture che pure sono a tutti gli effetti luoghi di medicina, di assistenza e di cura, come spiega Edgardo Contato, Presidente della associazione: “I tredici Ospedali diventano i tasselli una nuova e originale proposta culturale: nella Giornata di domenica 9 ottobre verranno aperti tutti insieme, alla fruizione dei cittadini sensibili al bello, questi luoghi in cui tra mura antiche si pratica la medicina più moderna, e in cui anche la bellezza e l’arte contribuiscono alla cura della persona malata. La rete degli Ospedali storici si propone quindi come un itinerario ideale in cui architettura, arte, sapere medico e storia sociale si fondono, in modo mirabile e ogni volta differente di città in città. Siamo certi che questo itinerario negli Ospedali storici, che mancava ed ora c’è, costituisce un contributo importante alla valorizzazione di luoghi identitari che va più a fondo della semplice visita ad un luogo d’arte”

Per questo è stata definita la programmazione dell’iniziativa “porte aperte”, ossia una proposta di visite guidate su itinerari riservati, ad ingresso libero, in diciassette siti ospedalieri storici dei tredici collegati ad ACOSI, fondata tre anni fa e che vede oggi tredici ospedali affiliati: Ospedale Santa Maria Nuova Firenze, Ospedale Civile Santi Giovanni e Paolo VENEZIA, Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico MILANO, Ospedale Santo Spirito in Sassia ROMA, Ospedale degli Incurabili – MAS NAPOLI, Azienda Ospedaliera S. Antonio e Biagio e C. Arrigo ALESSANDRIA, ASST Spedali Civili BRESCIA, ASST LODI, Azienda Unità Sanitaria Locale della Romagna RAVENNA, Azienda Ospedaliera “Complesso Ospedaliero San Giovanni Addolorata” ROMA.

Il programma di visita nella Giornata viene pubblicizzato nei canali informativi di ACOSI (https://www.acosi.org/) e prevede momenti coordinati su tutto il territorio italiano.

ACOSI – il MANIFESTO DEGLI OSPEDALI STORICI ITALIANI

L’Associazione Culturale Ospedali Storici Italiana (ACOSI) è un’associazione culturale non profit nata nel 2019 tra Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, IRCSS, enti di assistenza, associazioni mutualistiche italiane in possesso di significativo patrimonio artistico, storico, culturale ed architettonico, e che coniugano la propria tradizione di cura e assistenza, con servizi tuttora erogati alla popolazione, con azioni di conservazione, valorizzazione e promozione del proprio patrimonio artistico e culturale. Soci fondatori sono: Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze, Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo di Venezia, Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Ospedale Santo Spirito in Sassia di Roma e Ospedale degli Incurabili – Museo delle Arti Sanitarie di Napoli.

Il binomio “Arte e Cura”

La sfida che devono affrontare i tanti ospedali storici presenti in Italia è quella di far convivere e prosperare due realtà. quella sanitaria e quella storico-artistica. L’idea alla base di ACOSI è dunque quella di condividere, tra le aziende ed enti associati, problemi e soluzioni utili ad affrontare al meglio questa sfida. ACOSI è convinta che è necessario ritrovare lo spazio della bellezza nella cura e quindi valorizzare il concetto di “arte e cura”, un binomio completamente rimosso nel periodo scientista ed illuminista, ma invece ben presente quando furono fondati i nostri ospedali. Questo non significa abbracciare un atteggiamento antiscientifico, ma anzi integrare l’approccio scientifico in una visione sistemica che non separi le diverse attività umane. La cura del corpo deve essere associata a quella dello spirito. Una lezione che abbiamo appreso da Leonardo da Vinci che ha operato le sue prime dissezioni almeno in due dei nostri ospedali storici. Gli artisti già nel Medioevo e nel Rinascimento frequentavano gli ospedali, le loro opere d’arte venivano realizzate anche all’interno degli ospedali stessi o spesso agli ospedali venivano donate. Questa antica consuetudine ci fa comprendere come la bellezza, l’arte e la storia siano in grado di dare un senso alla nostra attività, soprattutto all’interno di una struttura sanitaria in grado di perpetuare nei secoli la propria vocazione assistenziale. Gli ospedali sono un concentrato di umanità e cultura che si è sviluppato nel tempo e questo è quanto oggi noi vogliamo promuovere e valorizzare.

La Mission

ACOSI si propone di condividere tra gli associati le migliori pratiche inerenti la conservazione, la gestione e la valorizzazione del patrimonio artistico, storico, culturale ed architettonico in loro possesso. Questa attività può aiutare le stesse aziende ad ottemperare gli obblighi di legge sulla salvaguardia e valorizzazione dei loro beni culturali (DIgs 42/2004).

Il manifesto dell’Associazione è disponibile a questo link