Cura e Comunità: torna la settimana di eventi per Sant’Antonio

Dal 17 al 21 gennaio saranno numerose le iniziative che coinvolgeranno l’Azienda Ospedaliera di Alessandria

Dal 17 al 21 gennaio è in programma la tradizionale cerimonia di Sant’Antonio, patrono dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria da cui prende il nome il Presidio Civile. Dopo le restrizioni degli anni scorsi, tornano tutti gli eventi in presenza, confermando una serie di iniziative che andranno dalla ricerca alla cura, dalle Medical Humanities alla storia dell’ospedale, passando dalle patologie ambientali e il riconoscimento a coloro che quotidianamente hanno messo, e continua a mettere, la propria professionalità al servizio del paziente.

Martedì 17 si apriranno i festeggiamenti con la Santa Messa celebrata da S.E. Mons. Guido Gallese, Vescovo della Diocesi di Alessandria nella chiesa intitolata ai santi Antonio e Biagio all’interno del Presidio Civile. Al termine della celebrazione eucaristica si terrà poi la Cerimonia del Grazie: un momento di gioia in cui vengono ringraziati i benefattori e i volontari per la loro generosità e la costante attenzione che dimostrano nei confronti dei bisogni dei professionisti dell’Azienda Ospedaliera e per il benessere dei pazienti.

La prima giornata si concluderà con la visita alla quadreria storica dei benefattori, a testimonianza di come la solidarietà sia davvero un pilastro delle attività dell’Ospedale che da sempre sorregge anche il forte legame tra l’azienda e la comunità.

La narrazione, intesa come veicolo più naturale delle proprie esperienze, anche di malattia, sarà al centro della seconda giornata di celebrazioni che si svolgerà alla Biblioteca Civica “Francesca Calvo” di Alessandria. Alle ore 18,00 sarà inaugurata la mostra “L’Ospedale di Alessandria: storia di una Comunità”, che ripercorre le tappe dell’Ospedale e dei suoi Presidi – Ospedale Infantile e Istituto Borsalino – attraverso fotografie provenienti dall’Archivio storico della Biblioteca Biomedica dell’AO AL e dalla Fototeca Civica di Alessandria – Fondo Sartorio, oltre ad alcune immagini gentilmente concesse dall’architetto Elena Franco.

Il tema della narrazione verrà poi affrontato nelle sue diverse sfaccettature in un incontro che vedrà dialogare tra loro professionisti della cultura e della salute, al fine di indagare il legame tra il racconto e la comunità, la relazione e la terapia. Stefania Polvani, Presidente Società Italiana di Medicina Narrativa (Simen), parlerà di Narrazione e relazione, mentre a trattare di Narrazione e terapia: le esperienze dei professionisti AO AL saranno Davide Dealberti, Direttore Ginecologia e Ostetricia, Aldo Bellora, Direttore Geriatria, Marco Polverelli, Direttore Medicina Fisica e Riabilitazione.

A conclusione della seconda giornata ci sarà la presentazione della IV edizione del Concorso di Medicina Narrativa “Racconto la mia cura”, nato dalla collaborazione con l’Associazione Amici della Biblioteca dell’Ospedale di Alessandria, il Centro Studi Cura e Comunità per le Medical Humanities e la Biblioteca Civica di Alessandria e che si fregia del Patrocinio dell’AIB e della Società Italiana di Medicina Narrativa.

Giovedì 19 gennaio sarà dedicato a Cura, Ricerca e Comunità, dando spazio alle attività di ricerca condotte dal DAIRI, il Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione, diretto da Antonio Maconi. Nella Sala Consiglio del Comune di Alessandria alle ore 15,00 Daniele Mandrioli, Direttore Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” – Istituto Ramazzini, terrà una relazione sulle patologie ambientali, oggetto del percorso di riconoscimento a Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) che l’Ospedale sta portando avanti insieme all’ASL AL in risposta sia a bisogni epidemiologici locali sia all’allarme globale lanciato dall’OMS.

Per ricordare come la ricerca sia un bene comune, seguirà l’intervento di Mara Scagni, Segretario regionale di Cittadinanzattiva dal titolo “La partecipazione dei cittadini nella ricerca sanitaria”. Il pomeriggio sarà infine l’occasione per presentare i progetti che hanno partecipato al bando dei Premi della Ricerca, cofinanziati dall’Ospedale e da Solidal per la ricerca, e premiare i vincitori delle due categorie “Miglior Paper – articolo pubblicato nell’anno 2021, con affiliazione dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria o dell’ASL AL” in memoria del dott. Nicola Giorgione e “Miglior Progetto di Ricerca Professioni Sanitarie” in memoria di Maria Rosa Monaco.

Un aperitivo solidale, aperto a tutta la comunità per raccogliere fondi a supporto della ricerca, concluderà la giornata. Appuntamento alle 18,00 all’Osteria Contemporanea Favorite! del Collegio Universitario Santa Chiara.

Sant’Antonio sarà anche l’occasione per l’inaugurazione di un nuovo, importante, servizio ospedaliero: il reparto di Terapia Intensiva Cardiochirurgica, che si inserisce nel piano straordinario di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza. La cerimonia ufficiale si terrà alle 16,30 di venerdì 20 nel Salone di Rappresentanza dell’Azienda Ospedaliera in via Venezia, 16.

A chiudere i festeggiamenti, sabato 21, spazio a chi, quotidianamente, ha speso le proprie giornate all’interno dell’Azienda Ospedaliera con una Cerimonia delle Benemerenze, diventata nel tempo una grande e sentita tradizione. Quest’anno si tornerà a farlo in presenza, ringraziando così, in un momento di incontro e di festa, i professionisti che hanno lasciato il sevizio nel corso del 2022.

Questa giornata conclusiva vedrà però anche due grandi novità: la Direzione, infatti, vuole ringraziare, insieme ai colleghi andati in pensione, anche i dipendenti che lavorano nell’Ospedale di Alessandria da 10, 20, 30 e 40 anni e i primari emeriti che si sono distinti nei loro anni di attività per il miglioramento delle cure e dei servizi.

Qui il programma completo

Cura e Comunità: una settimana di eventi per Sant’Antonio, patrono dell’Ospedale di Alessandria

Dal 17 al 21 gennaio su ricerca, innovazione digitale, Medical Humanities e solidarietà

Si svolgerà dal 17 al 21 gennaio la tradizionale cerimonia di Sant’Antonio, patrono dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria da cui prende il nome il Presidio Civile, con un programma di eventi strutturati in formula mista, quindi in parte in presenza e in parte streaming sui canali social aziendali e di alcuni partner dell’iniziativa, ovvero il Comune di Alessandria e il Conservatorio “Vivaldi”.

La settimana vedrà susseguirsi numerosi e autorevoli relatori, anche di fama nazionale, che dialogheranno su alcuni temi particolarmente cari all’ospedale: dall’innovazione digitale al servizio della ricerca e della cura del paziente alle Medical Humanities, passando ovviamente per la ricerca e un focus sulle patologie ambientali.

Gli appuntamenti si aprono con la Santa Messa, Presieduta da S.E.R. Mons. Guido Gallese Vescovo della Diocesi di Alessandria, per poi proseguire con una giornata dedicata all’approccio One Health che si basa sulla progettazione e attuazione di programmi, politiche, legislazione e ricerca in cui più settori comunicano e collaborano per ottenere migliori risultati di salute pubblica mediante un metodo collaborativo, multidisciplinare e multi-professionale. Grazie all’intervento di Marco Bosio, Head of Local Government per Google Cluod Italia, verrà indagato il ruolo delle tecnologie digitali a supporto della salute. Tema che verrà sviscerato nella successiva tavola rotonda, moderata da Leonardo Marchese, Direttore Dipartimento Scienze e Innovazione Tecnologica UPO, e Annalisa Roveta, Dirigente Biologa Coordinamento Unit DAIRI AO AL. Da un lato su come l’innovazione digitale ci può consentire di comprendere e gestire le interconnessioni tra la salute umana, animale e dell’ecosistema, riprogettando i servizi di cura attraverso un’analisi valoriale dei dati e delle informazioni grazie a Paolo Tereziani, Professore Ordinario Dipartimento Scienze e Innovazione Tecnologica UPO, e ad Angelo Robotto, Direttore Generale ARPA Piemonte. Dall’altro i nuovi processi di dematerializzazione della sanità, la telemedicina e gli sforzi per rendere i servizi sempre più accessibili da remoto, grazie a Carla Gaveglio, Sanità Digitale CSI Piemonte, e a Francesco di Costanzo, Presidente Fondazione Italia Digitale. Qui il link per seguire la diretta

Il 19 gennaio sarà invece incentrato sulla ricerca e sul percorso di riconoscimento dell’Azienda Ospedaliera dell’ASL AL a IRCCS per le Patologie Ambientali e il Mesotelioma che verrà presento da Marta Betti, Referente del Clinical Trial Center afferente al Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione diretto dal Dr. Antonio Maconi. Una trasformazione che nasce da esigenze locali, dai dati epidemiologici del territorio e che ben si inserisce in un contesto di interesse internazionale. Riconosciuto da due delibere regionali (del 2019 e del 2021) mirate a sostenere la candidatura nei rapporti con il Ministero della Salute, tale percorso è finalizzato a restituire alla comunità locale servizi sanitari di eccellenza. Nella convinzione che la ricerca sia utile per un futuro più sicuro e sereno, quindi, professionisti, ricercatori, istituzioni e cittadini giocano un ruolo importante. Ecco perché l’intera giornata si svolgerà presso la Sala del Consiglio del Comune di Alessandria, oltre che in streaming, dove verranno consegnati i premi della ricerca 2020, ovvero il Premio Giorgione per il miglior paper e il Premio Monaco per il miglior progetto di ricerca delle professioni sanitarie, entrambi cofinanziati dall’Ospedale di Alessandria e da Solidal per la Ricerca. L’appuntamento sarà anche l’occasione per presentare i servizi legati alle patologie tempo-dipendenti, mai interrotti durante la pandemia, e utili a garantire che su tutto il territorio la risposta assistenziale ai bisogni di cure del paziente avvenga in condizioni di appropriatezza, efficacia, efficienza, qualità e sicurezza: a parlarne saranno Giovanni Lombardi, Direttore SEST 118, Gianfranco Pistis, Direttore Cardiologia AO AL, Alberto Guagliano, Dirigente Medico Chirurgia Vascolare AO AL, e Luigi Ruiz, Direttore Neurologia AO AL. Qui il link per la diretta

Altra istituzione che supporta gli sforzi di ricerca dell’Azienda Ospedaliera, in questo caso in ambito di Medical Humanities, è il Conservatorio “Vivaldi” che ospiterà la quarta giornata sui benefici che la musica può dare alla cura dei pazienti. La musicoterapia, infatti, utilizza la musica e i suoi elementi di suono, ritmo, melodia e armonia al fine di promuovere cambiamenti nella qualità della vita in persone con problematiche differenti, stimolando la comunicazione, le relazioni, l’apprendimento, la motricità e l’espressione nella prospettiva di assolvere i bisogni fisici, emotivi, sociali e cognitivi. A parlarne nella ricca tavola rotonda moderata da Marzia Zingarelli, Docente Conservatorio “Vivaldi”, esperta al tavolo Musicoterapia del MUR, Membro direttivo AIM, saranno: le Senatrici Paola Binetti e Loredana Russo, Renato Balduzzi, Presidente Conservatorio “Vivaldi”, Antonio Maconi, Presidente Centro Studi Cura e Comunità per le Medical Humanities, Roberto Barbato, Prorettore e Ordinario Biologia UPO, Roberta Lombardi, Ordinario di diritto amministrativo UPO, Delegata del Rettore per l’inclusione sociale e la disabilità, Componente Comitato Scientifico IRES Piemonte, Comitato Scientifico Centro Studi Medical Humanities, Patrizia Santinon, psichiatra, psicoanalista, Direttore scientifico Centro studi Medical Humanities, Azienda Ospedaliera, Marco Invernizzi, Associato in Medicina Fisica e Riabilitazione, Presidente corso di laurea in Fisioterapia UPO, Silvana Chiesa, Capo Dipartimento Didattica della Musica Conservatorio “Vivaldi”, Maria Grazia Baroni, Presidente AIM, e Giovanni Gioanola, Direttore Conservatorio “Vivaldi”. Al termine della giornata verranno anche premiati i vincitori del Concorso di Medicina Narrativa “Racconto la mia cura” giunto alla sua IV edizione. Qui il link per la diretta

La settimana si concluderà infine con un appuntamento dedicato alla solidarietà che, grazie all’intervento del delegato Beni Culturali FAI Alessandria Adriano Antonioletti Boratto, ripercorrerà la storia di Alessandria, dell’Ospedale e dei suoi benefattori, riflettendo sul significato del dono e sull’impatto così forte e sentito sul nostro territorio ieri come oggi. Qui il link per la diretta

Ristrutturata la Lancisana, nata da Giovanni Maria Lancisi

Restituita al pubblico la Biblioteca Lancisana ideata da Giovanni Maria Lancisi nel 1714

Nel luglio 2021 ha riaperto al pubblico la Biblioteca Lancisiana di Santo Spirito in Saxia a Roma, a seguito di lavori di consolidamento strutturale e di restauro conservativo che hanno riportato all’antico splendore un patrimonio unico nel suo genere, grazie ad un finanziamento della Regione Lazio di oltre 4,5 milioni di euro alla ASL Roma 1. Il restauro ha permesso di recuperare l’affresco sulla volta della sala di lettura, un’opera del XVIII secolo attribuita a Gregorio Guglielmi, e di portare a compimento gli interventi di miglioramento statico, della volta, del tetto, della pavimentazione e degli impianti.
La pulitura e l’attenta osservazione dello stato di conservazione di tutte le superfici della biblioteca, comprese le scaffalature lignee, ha consentito il ripristino del patrimonio bibliografico custodito in un deposito temporaneo, il riposizionamento dei cartigli e i coronamenti rimossi, nonché il ripristino di alcune porzioni lacerate delle reti metalliche delle ante delle scaffalature, oltre che la rimessa in funzione del binario su cui scorre lo sportello segreto sul lato est della sala lettura.

La Biblioteca Lancisiana, incastonata nel loggiato superiore del cinquecentesco Palazzo Commendatore, fu fondata nel 1711 da Giovanni Maria Lancisi, illustre medico e archiatra pontificio, e venne inaugurata il 21 maggio 1714. I suoi armadi, creati dall’architetto Tommaso Mattei, arredano la sala di lettura che conserva due globi del XVII secolo di Vincenzo Coronelli, dove la conoscenza geografica si arricchisce di cartigli, figure, stemmi e dettagli di straordinaria erudizione. qui il video https://youtu.be/O2brPCZOCzY
La Biblioteca custodisce una collezione di circa 19.000 volumi, suddivisi in tre fondi principali (Fondo Lancisi, Fondo Severino e Nuove Acquisizioni) tra cui incunaboli, circa 1600 cinquecentine, numerose edizioni del ‘600, del ‘700 e dell’800 e manoscritti risalenti ai secoli XIV-XIX. In questa preziosa raccolta spicca il codice miniato Liber Fraternitatis Sanctis Spiritus in Saxia de Urbe, con migliaia di firme autografe di Papi, Re, nobili e popolani di tutto il mondo cristiano che entravano a far parte della Confraternita Ospitaliera di Santo Spirito, divenendo benefattori a vita dell’Ospedale.

Il Complesso Monumentale di Santo Spirito in Saxia, eretto sulle rovine della villa di Agrippina Maior, costituisce il più rilevante insieme di edifici quattrocenteschi romani ed è inserito nel network di ACOSI (Associazione Culturale degli Ospedali Storici Italiani) come uno dei più prestigiosi ospedali d’Europa, che ha segnato nei secoli un modello di accoglienza, assistenza e cura della persona, oltre che di formazione e storia della medicina.

Lancisi ebbe l’idea della creazione di una Biblioteca fin dal 1711, sebbene essa venne appunto inaugarata tre anni dopo, alla presenza del Pontefice Clemente XI, accompagnato da Porporati, da Prelati, da Letterati di tutta Roma. L’inaugurazione della Biblioteca fu anche l’occasione della presentazione delle Tavole Anatomiche di Bartolomeo Eustachio, illustrate da Lancisi con prefazione e note. Lancisi, pensando che la Biblioteca sarebbe stata la sede della istituenda Accademia, tra le disposizioni lasciava scritto: “XI – Bramo inoltre che il Bibliotecario vada eccitando congressi, e particolarmente le Accademie pubbliche di Anatomia, di Medicina e di Cirurgia, facendole fare almeno due volte al mese dai Medici Assistenti, dai Cirurgi Sostituti, e dai Giovani più abili”. Nella sede della Biblioteca, il 25 aprile del 1715, venne inaugurata l’Accademia di Medicina e Chirurgia, con l’intervento di Lancisi che recitò un discorso su «De recta medicorum Studiorum ratione», presentando la figura del Medico perfetto. Lancisi riteneva che non vi fosse argomento più degno di essere trattato e, per la sua esperienza di più di quarant’anni, egli poteva ben dare consigli in proposito. E concludeva che la medicina non s’impara in breve tempo: Ars longa, Vita brevis. Che l’ignoranza dei medici arreca grave danno alla società, che per loro è necessaria la conoscenza della lingua greca per l’interpretazione dei termini scientifici, e la conoscenza della lingua latina, perché questa è la lingua di tutti i Dotti del mondo.

L0032294 G.M. Lancisi, De motu cordis et aneurysmatib
Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images
Giovanni Maria Lancisi nacque a Roma nel 1654 e morì nella città natale nel 1720. Dopo aver compiuto gli studi letterari, si dedicò a quelli della medicina e conseguì la laurea nel 1672. Nel 1685 ebbe la cattedra di anatomia alla Sapienza e, durante la sua intensa attività di docente, cooperò con estrema intelligenza alla riforma degli studi medici. Raggiunse grande celebrità, tanto che, oltre ad essere stato medico personale di tre papi, Innocenzo X, Innocenzo XII e Clemente XI, venne da quest‘ultimo nominato Archiatra pontificio e priore del Collegio medico. Non fu solo grande anatomico e genialissimo fisiologo, ma fu anche il benemerito editore delle Tavole anatomiche di Bartolomeo Eustachi.
Nel campo dell'anatomia, particolarmente notevoli furono le sue osservazioni sul cuore e la scoperta delle strie longitudinali del corpo calloso del cervello. Importanti i suoi contributi alle ricerche sulla peste bovina, cui dedicò un De peste bovilla (Sulla peste bovina), pubblicato a Roma nel 1712: nell’opera, al contrario di coloro che sostenevano ancora le ragioni dell'antico umoralismo, affermò la possibilità della trasmissione della malaria per mezzo delle zanzare, incoraggiando la bonifica delle paludi nell'Agro Pontino e nel successivo De noxiis paludum effluviis eorumque remediis (1717) egli sosteneva che la malaria fosse una vera pestem, e che la sua origine fosse un'infezione trasmessa attraverso il contagio.
Importante il De motu cordîs et aneurysmatibus (Sul movimento del cuore e sugli aneurismi), pubblicato postumo a Roma nel 1728.

 

Medicina narrativa: il corcorso per raccontare la propria storia

Concorso di Medicina Narrativa per pazienti, familiari e operatori sanitari

La narrazione è il veicolo più naturale delle proprie esperienze, anche di malattia, e spesso costituisce proprio uno strumento di “autocura”.

L’obiettivo della Medicina Narrativa è clinico assistenziale, come ribadisce la definizione della Consensus Conference organizzata nel 2015 dall’istituto superiore di sanità (presidente Sandro Spinsanti).
La medicina narrativa permette di sviluppare un percorso di cura personalizzato, appropriato e in linea con le indicazione dell’evidence based medicine; inoltre contribuisce a migliorare l’alleanza terapeutica e la partecipazione del paziente.

La Medicina Narrativa si declina in diversi ambiti: la pratica e la relazione clinica, l’attività di ricerca e produzione di conocenza, l’attività di formazione di operatori e pazienti.
In letteratura vengono riportate esperienze che evidenziano il ruolo della medicina narrativa nel migliorare la compliance terapeutica, l’empowerment dei pazienti, la soddisfazione degli operatori, la consapevolezza dei pazienti, l’efficienza dei servizi evitando prestazioni inutili, la percezione della qualità della vita.

La medicina narrativa è di chiunque sia coinvolto, sia da paziente che da curante, nel processo terapeutico; appartiene ai pazienti, ai loro nuclei di riferimento, ai medici, agli infermieri, agli altri professionisti sanitari e amministrativi, alle direzioni generali, ma di più, ai cittadini.

Scegliere di dare spazio a tutte le figure coinvolte nel percorso assistenziale è la modalità migliore per recuperare l’essenza delle professioni sanitarie, ovvero il rapporto medico-paziente.

L’Azienda Ospedaliera di Alessandria e il Centro Studi “Cura e Comunità per le Medical Humanities” organizzano la quarta edizione del concorso di medicina narrativa “Racconto la mia cura”, dedicato a tutti coloro che vogliono raccontare, per iscritto o attraverso le immagini, la loro storia di malattia, di cura o di supporto, con la possibilità di inviare opere letterarie o iconografiche fino al 1° novembre.

Il concorso prevede tre categorie: i pazienti che possono così confrontarsi con la propria malattia e raccontare il personale percorso di cura; i familiari che possono esprimere il punto di vista di chi sta accanto a un proprio caro e affronta insieme a lui la malattia; infine i curanti che hanno la possibilità di narrare il loro contatto quotidiano con la sofferenza, ma anche con la gioia della guarigione dei loro pazienti.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Associazione “Amici della Biblioteca dell’Ospedale” di Alessandria, la Biblioteca Civica di Alessandria e con il patrocinio dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB),  si inserisce a pieno titolo all’interno del percorso che l’Azienda Ospedaliera di Alessandria ha avviato relativo alla promozione, sostegno e potenziamento della ricerca nel settore delle Medical Humanities: si lega infatti al progetto “Cultura è Cura” realizzato con i volontari del Servizio Civile e la Civica, ai seminari sulla narrazione in medicina tenuti in questi anni e ai corsi formativi che nel 2021 hanno visto partire anche il progetto “Verba Curant” svolto in collaborazione con la Scuola Holden e finanziato dalla Compagnia di San Paolo.

Il regolamento del concorso prevede la possibilità di partecipare sia con uno scritto, in prosa o in poesia, sia con un’opera iconografica (foto, disegno, dipinto). Gli elaborati verranno poi valutati in forma anonima da una giuria multidisciplinare di esperti presieduta da Roberto Cotroneo, giornalista, scrittore, poeta e fotografo.

Info utili 
contatto comunicazione@ospedale.al.it
scadenza 1 novembre 2021 
link al regolamento

Gli ospedali medievali: la pietas e l’arte per il malato

Vivere nel Medioevo voleva dire vivere in una società molto dura, ma l’aspetto che livellava ricchi e poveri, nobili e miserabili era l’assenza di cure mediche. Di fronte alla malattia, tutti erano uguali perché non esistevano farmaci efficaci, né vere terapie.

L’assistenza ospedaliera nel Medioevo basava la sua organizzazione sul sentimento cristiano dell’aiuto materiale e spirituale al prossimo bisognoso, concetto che sopravvisse fino al 18° secolo, quando finì per prevalere la funzione di luogo di cura.  Nonostante questo, nel XIV e XV secolo, nelle principali città sorsero nuovi ospedali che costituirono veri e propri capolavori d’arte. Luogo innanzitutto di ospitalità, era accoglienza anche per i malati, ma non in quanto tali, bensì perché sovente era lo stato di malattia a determinare quello di necessità.

Esemplari l’Ospedale Santa Maria della Scala a Siena, oppure Santa Maria Nuova a Firenze. Va tuttavia fatto presente che questi ospedali, sebbene ricchi di arti con sculture, marmi, pitture che li rendevano preziosi dal punto di vista artistico, non avevano sempre i requisiti tecnici ritenuti indispensabili per un ospedale.

Il grande complesso del Santa Maria della Scala, situato nel cuore di Siena, di fronte alla cattedrale, costituì uno dei primi esempi europei di ricovero ed ospedale, con una propria organizzazione autonoma e articolata per accogliere i pellegrini e sostenere i poveri ed i fanciulli abbandonati. Il Santa Maria della Scala conserva straordinariamente integre le testimonianze di mille anni di storia, restituendo un percorso che, dall’età etrusca all’età romana, dal Medioevo al Rinascimento, giunge interrotto sino a noi.

A questo link le collezioni del Complesso Museale Santa Maria della Scala, realizzato con Google Arts & Culture, una raccolta online di immagini in alta risoluzione di opere d’arte esposte in vari musei in tutto il mondo, oltre che una visita virtuale delle gallerie in cui esse sono esposte