Storia della medicina, l’evoluzione del rapporto tra medico e paziente

Intervista a Franco Lupano, presidente CISO, per riflettere sull’evoluzione del rapporto tra storia, medicina, relazione tra medico e paziente

Franco Lupano, Medico di Medicina Generale, CSeRMEG – Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale CISO – Centro Italiano di Storia Sanitaria e Ospedaliera, è stato medico di famiglia a Trofarello in provincia di Torino. Formatore in Medicina Generale, si occupa della formazione specifica e permanente dei medici di famiglia; è inoltre incaricato dell’insegnamento tutoriale agli studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino. Oltre ad essere Presidente del CISO Piemonte, è autore di varie pubblicazioni e collabora a riviste specializzate con articoli di storia sanitaria, in particolare sulla sanità pubblica, i medici condotti, il conflitto di interesse, la relazione medico-paziente.

Perché studiare la storia della medicina e quali sono gli elementi che la rendono attuale?
In molte scienze applicate la storia della disciplina è considerata una parte importante della formazione perché aiuta a comprendere meglio le scoperte più recenti, anche quando modificano o rendono superate le ricerche precedenti. Penso alla matematica e alla fisica, ad esempio, il cui percorso nei secoli viene illustrato fin negli anni delle scuole superiori.
Non è così per la storia della medicina, che dagli stessi medici è stata spesso considerata come un hobby erudito, appannaggio perlopiù di colleghi in pensione, senza particolare rilevanza nella formazione universitaria. Penso che questo possa essere dovuto anche al fatto che la medicina ha vissuto una netta cesura nel suo cammino: un lungo periodo che inizia nell’epoca classica e si prolunga fino al termine dell’ancien regime, e quello ancora breve che giunge fino a noi in cui l’abbandono di ogni impostazione dogmatica e l’applicazione sempre più ampia del metodo sperimentale ha trasformato radicalmente la scienza medica rendendola in grado di influire positivamente sulla vita umana, sia in termini di durata che di qualità. La rivoluzione è stata tale che agli occhi di un medico moderno è del tutto irrilevante sapere quali erano le terapie, poniamo, della Scuola Salernitana, o le tecniche chirurgiche del XVIII secolo.

V0014458 Teaching Hospital School, Salerno, Italy: part of the Crypt
http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

Ma se si allarga l’orizzonte di ricerca alle istituzioni sanitarie, al ruolo dello Stato nella sanità, alle relazioni spesso conflittuali tra medici e istituzioni, all’evoluzione delle malattie e a che cosa voleva dire ammalarsi nel passato, al ruolo sociale dei medici e all’evoluzione del rapporto tra medici e pazienti, si scoprono analogie sorprendenti con l’attualità, che possono aiutare mettere nella giusta luce molti problemi e forse anche ad affrontarli in modo più efficace.

Rispetto al rapporto tra medico e paziente, come ritiene sia cambiato? La relazione oggi è mediata dagli strumenti digitali, secondo Lei come hanno influito? E da ultimo, ritiene che il digitale abbia influito sull’accesso all’informazione sanitaria?
La relazione tra medico e paziente è sempre stata la base dell’azione terapeutica: lo era quando l’assenza di rimedi efficaci rendeva il medico un vero “farmaco”, richiesto dal paziente come sollievo psicologico pur nella consapevolezza della sua impotenza di fronte alla malattia, ed è per questo che per secoli si è ritenuto essenziale il passaggio quotidiano a domicilio del paziente, a volte anche due volte al giorno; man mano che l’efficacia delle risorse diagnostico-terapeutiche aumentava, si è assistito a un lento ma progressivo allentamento di questo legame, fino a considerarlo quasi ininfluente ai fini dell’efficacia dell’intervento medico.

La relazione tra medico e paziente è sempre stata la base dell’azione terapeutica

Proprio ora che, ormai da anni, si va rivalutando il suo valore e si sostiene la necessità di una vera formazione dei futuri medici alla capacità di relazione umana coi pazienti, è prepotentemente intervenuto il computer, che potrebbe spingere a un’ulteriore spersonalizzazione: il medico che guarda il computer e non il paziente è un rischio reale, che può essere prevenuto solo con la consapevolezza di un ruolo che nell’arco dei secoli non è mai cambiato sostanzialmente.

Già nel 1500 Leonardo Botallo sosteneva che solo se si instaura un rapporto di fiducia tra medico e paziente è possibile ottenere quella che oggi si definisce una vera alleanza terapeutica.

Su tale consapevolezza si basa l’area di interesse del CISO: può indicarci quali sono i temi che oggi vengono approfonditi?
Il Centro Italiano di Storia Sanitaria e Ospitaliera si occupa di ricerche nell’ambito delle istituzioni, delle professioni sanitarie, delle malattie e dei malati con tutte le relazioni che intercorrono tra queste diverse figure. Un filone di ricerca molto importante è, ad esempio, la storia della malattia mentale e dei manicomi, attraverso la vita di chi veniva internato ma anche di medici e infermieri; interessa poi in particolare il ruolo che i medici hanno avuto in ambito sociale, politico e culturale, come gli igienisti che nella seconda metà dell’Ottocento hanno lottato tenacemente per ottenere provvedimenti come le fognature, la fornitura di acqua potabile, il controllo su alimenti, abitazioni, fabbriche, che hanno portato a un primo netto miglioramento dell’aspettativa di vita.
A questo proposito aggiungo che il CISO non è costituito solo di medici, ma anche di storici, in particolare, e di altre figure professionali come architetti, veterinari, biologi, che permettono di avere una visione più ampia e meno settoriale della sanità nel suo complesso.

Torniamo quindi al valore di una visione di insieme e della conoscenza della storia. Quanto ritiene possano influire questi elementi nella formazione dei nuovi medici? 
Come dicevo all’inizio, penso che possa aiutare a comprendere meglio quale sia il ruolo del medico nella società. Per alcuni può anche essere una riscoperta delle proprie radici: penso ai medici di famiglia, le cui origini risalgono al Medioevo, ma che hanno subito e progressiva svalutazione e conseguente perdita di identità professionale contro cui devono lottare ancora oggi.

Inoltre la storia sanitaria aiuta a dimostrare l’importanza dell’intervento pubblico nella sanità

Anche se l’avvento del COVID ha messo sotto gli occhi di tutti quanto sia importante e insostituibile il nostro Servizio Sanitario Nazionale, non ho l’impressione che ci sia stata una chiara inversione di tendenza rispetto al precedente processo di ridimensionamento. È vero che dopo anni di tagli si è passati a un aumento del finanziamento, ma le spinte privatistiche continuano a essere forti, e la necessità di difenderlo rimane sempre attuale. Anche la conoscenza storica può contribuire.

Approfondimenti sul CISO 
http://www.cisopiemonte.it 

Info sulla mostra 'Dai medici condotti al servizio sanitario nazionale'  
https://www.ordinemedici.al.it/index.php/aziende-sanitarie/2097-11-2021-ao-al-mostra-dai-medici-condotti-al-servizio-sanitario-nazionale
Intervento video di Franco Lupano 
https://youtu.be/XKQ5cgEtx7c?list=PL8yUCdPKhTaxA5QxIprpb-PPYfr8uoJ5J&t=7167

Arte e Medicina per la formazione degli operatori di cura

l’arte come strumento per la formazione in area medica e sanitaria

Molte volte, su questo blog, abbiamo utilizzato opere d’arte per raccontare il percorso e l’evoluzione della medicina e dei molteplici tentativi dell’uomo di migliorare la propria condizione, individuare nuove terapie, scoprire come migliorare le diagnosi e rispondere ai quesiti posti dalla natura. L’arte consente di rendere visibile questo percorso, ma può essere uno strumento oggi per la formazione in area medica e sanitaria?
Una risposta chiara e decisa arriva da Vincenza Ferrara, direttrice del Laboratorio di Arte e Medical Humanities della Facoltà di Farmacia e Medicina dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”: “L’arte può avere un ruolo centrale nell’ambito della formazione del Personale di Cura per lo sviluppo delle competenze e per l’Umanizzazione del percorso terapeutico. L’applicazione dell’Arte come strumento per l’apprendimento e la sua relazione storica con la Medicina possono essere un valido supporto per lo sviluppo di capacità quali l’osservazione, l’ascolto attivo, il problem solving e l’empatia, utili a migliorare la professione e il rapporto con il paziente. È possibile riscoprire il legame tra arte, medicina e cura per aiutare i professionisti della salute a migliorare la loro attività e suggerire alle istituzioni museali come supportare il loro benessere”.

L’ambito di ricerca di Ferrara riguarda l’uso del Patrimonio Culturale come strumento di apprendimento, di inclusione sociale e per la promozione del benessere adottando metodi innovativi.
“Il considerare l’arte come strumento utile per la professione Medica al pari altre “scienze umane” già applicate in questo settore, rientra nell’approccio Bio- Psicologico-Sociale che pone al centro del processo di cura il paziente. Attraverso l’arte è possibile costruire un messaggio narrativo legato al racconto della malattia, alla sua prevenzione o alla costruzione del rapporto empatico con il paziente e relazionale con familiari e colleghi. È attraverso un viaggio nella rappresentazione del corpo umano nell’arte, della professione medica o delle attività di cura attraverso i secoli o l’applicazione della Iconodiagnostica per il supporto alla storia dell’arte o allo studio di patologie al momento scomparse che si vuole dare una visione degli studi internazionali e di attività ormai consolidate e delle esperienze italiane che cominciano a introdurre questa disciplina per la formazione e l’aggiornamento dei Medici”.

Questo approccio non è solo frutto dell’esperienza di Ferrara, che svolge attività seminariali e di insegnamento in corsi universitari di area medica e sanitaria, formazione per insegnanti e operatori museali in relazione ad ambiti legati alla pedagogia, psicologia speciale, museologia e Medical Humanities. Le evidenze scientifiche danno un fondamento molto strutturato a questo approccio: “Numerosi studi americani – spiega ancora Ferrara – dimostrano che gli studenti di storia dell’arte o di belle arti hanno una maggiore elasticità mentale e una maggior capacità di problem solving. Importante in questo ambito è la ricerca di Rudolf Arnheim, che spiega in modo convincente la connessione tra la percezione visiva e il pensiero. Identificare ciò che vediamo, secondo Arnheim, è un atto di conoscenza. Quando si guarda qualcosa, si attuano rapidamente dei meccanismi di comprensione per riconoscere e afferrare il senso di ciò che ci viene messo dinanzi agli occhi. Inoltre grazie agli stimoli visivi si mettono in moto automaticamente pensieri e abilità atti a risolvere problemi. L’osservazione attenta di un’opera d’arte attiva, in maniera quasi istintiva, molteplici ragionamenti capaci di arrivare a soluzioni logiche e analitiche”

Per fare alcuni esempi, possiamo citare alcuni dei settori di studio che vengono affrontati da Ferrara e dallo staff di giovani medici e storici dell’arte che sono parte del suo gruppo di ricerca: la relazione tra artisti e medici è fortemente legata alla rappresentazione dell’arte medica.

Mundinus

Numerosi sono gli esempi, a partire dalle prime pubblicazioni di anatomia (tra i primi ‘de Anatomia’ di Mondino De Liuzzi 1270-1326) nel quale è possibile trovare l’applicazione delle migliori tecniche del disegno dal vero per la rappresentazione di organi. In questo filone va citato Andrea Vesalio (1514-1564) che disegnò personalmente la rappresentazione del corpo umano sulla sua De Humani Corporis Fabrica.

L0063832 Andreae Vesalii Bruxellensis
Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images
Andreae Vesalii Bruxellensis, scholae medicorum Patauinae professoris De humani corporis fabrica libri septem …
1543 Andreae Vesalii Bruxellensis, scholae medicorum Patauinae professoris De humani corporis fabrica libri septem …
Andreas Vesalius
Published: anno salutis reparatae 1543. Mense Iunio.
Copyrighted work available under Creative Commons Attribution only licence CC BY 4.0 http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

Ancora, in questo ambito possono essere inserite le rappresentazioni delle dissezioni, e quindi l’insegnamento dell’anatomia, la cui più famosa lezione della storia forse è rappresentata da Rembrandt nella Lezione di anatomia del dottor Tulp, 1632

Altri esempi interessanti sono le rappresentazioni del Quattrocento, dove emerge una analisi e un profondo studio dell’anatomia umana di cui Leonardo Da Vinci è stato la massima espressione.

Ferrara utilizza uno specifico metodo, quello delle Visual Thinking Strategies, per il quale è autrice di numerosi articoli scientifici e divulgativi; l’arte come strumento utile in ambienti di apprendimento è stato descritto in un libro “L’arte come strumento per la formazione in area medica e sanitaria” edito da Aracne Editore, 2020.
Ma cosa sono le Visual Thinking Strategies? Risponde l’esperta : “Si tratta di una metodologia che si basa sugli studi, negli anni 70, di Abigail Housen, una psicologa cognitivista americana che ha approfondito l’interesse e le diverse reazioni sviluppate dal pubblico osservando opere d’arte. Nel lungo percorso della ricerca Housen identifica cinque tipologie di osservatori, ma in tutti, dopo l’osservazione dell’arte, riscontra una crescita sul piano estetico. Dopo anni di osservazioni e dialogo con i visitatori, nel 1979 descrive la vastità di tipologie di pensiero che l’arte è capace di suscitare. Nel 1988 gli studi della Housen si intrecciano con quelli dell’educatore museale Philip Yenawine (worked at Museum of Modern Art, NY). Insieme comprendono la potenzialità che l’osservazione dell’opera d’arte può avere nello sviluppo di importanti competenze cognitive. Partendo da queste idee mettono a punto il metodo didattico della VTS. Inizialmente applicato nelle scuole ha avuto una sua applicazione anche nel settore della formazione medica e sanitaria. Questo sviluppo è collegato al significato dell’osservazione e ai due concetti che risultano collegati l’osservazione dell’arte e l’arte dell’osservazione”.

Vincenza Ferrara sarà uno degli ospiti che parteciperanno a Iconografia della Salute, il Festival delle Medical Humanities organizzato dal Centro Studi Cura e Comunità per le Medical Humanities dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria: questo il link per seguire l’appuntamento su YouTube.

Iconografia della Salute: via alla seconda edizione

dal 15 al 22 ottobre II edizione del Festival delle Medical Humanities  

Oltre 50 relatori, 20 sessioni di dialogo, approfondimento e riflessione, sette giorni di confronto dal 15 al 22 ottobre: ‘Iconografia della Salute’ è il festival delle Medical Humanities ideato dal Centro Studi Medical Humanities di Alessandria per valorizzare questo approccio, che riunisce le tante discipline coinvolte che influiscono sul percorso di cura del paziente.

Dedicata a persone, luoghi, narrazione e sapere, la II edizione di ‘Iconografia della Salute’ sarà ricca di ospiti di livello nazionale e caratterizzata dalla formula mista di interventi online ed eventi culturali in presenza: un luogo privilegiato per discutere come le tante discipline afferenti alle Medical Humanities consentano la piena realizzazione della ‘visione olistica’ già introdotta e praticata da Ippocrate oltre duemila anni fa.  Il titolo del Festival è dedicato alla iconografia della salute, intesa come rappresentazione di ogni forma che contribuisce ad incidere nella società. Una società nella quale fatti ambientali, fatti medici e fatti sociali continuano ad essere strettamente intrecciati come la storia ci ricorda e di cui l’emergenza Covid ne è ultima manifestazione.

L’articolazione delle giornate e degli eventi è finalizzata alla centralità del paziente e alla sua storia personale, che condiziona il suo percorso di salute e benessere ed è basilare nella costruzione di una cura su misura, personalizzata, che tenga conto delle sue emozioni, della sua visione, del suo bagaglio culturale, delle relazioni e dell’ambiente in cui è coinvolto.

Gli interventi saranno finalizzati a mettere in luce questi aspetti, a partire dalla giornata del 19 ottobre, dedicata alle ‘persone’, ossia ai protagonisti – pazienti e operatori di cura – di una relazione, che dovrebbe essere sempre profondamente umana ed etica. I lavori saranno aperti da Paolo Mazzarello, storico della Medicina all’Università di Pavia e autore di numerose pubblicazioni che ricostruiscono le vicende umane di personaggi che hanno segnato la storia, cui seguiranno i dialoghi sul rapporto tra medicina e società con Alessandro Bargoni, Paola Villani, Franco Lupano e Maria Teresa Monti che concluderà con una relazione sull’attualità della storia della medicina oggi.

La seconda giornata, il 20 ottobre, sarà indirizzata a comprendere l’impatto dell’ambiente e dei luoghi di cura sulla salute umana: a discuterne Stefano Capolongo e Angelo Tanese firmatari dell’Italian Urban Health Declaration, un documento che promuove le città quali ambienti promotori di salute. Insieme a loro altri ospiti (Monica Botta, Marco Invernizzi, Sonia del Medico, Elena Franco) porteranno la loro esperienza sul nuovo concetto di salute e benessere, che deve animare le comunità e le città, finalizzato al benessere comprensivo degli aspetti psicologici, delle condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, la vita lavorativa, economica, sociale e culturale delle persone.

La terza giornata sarà dedicata alla narrazione quale strumento di cura per i curanti e naturalmente per i pazienti, come si evince dalle consolidate e numerose testimonianze che giungono dalla evidence based narrative. È previsto un focus sulla narrazione e la salute mentale, settore in sofferenza, come descrivono gli studi realizzati da numerosi team di scienziati in tutto il mondo che delineano in maniera pressoché unanime il pesante impatto che la pandemia ha avuto sulla sfera psichica degli individui.

La quarta giornata sarà dedicata al sapere, alla circolazione della conoscenza, alla generazione delle fake news e all’engagement del paziente, con una riflessione finale tesa a verificare il ruolo delle Medical Humanities nella formazione degli operatori di cura.

Accanto agli incontri virtuali – tutti gli interventi saranno disponibili in diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria – gli eventi in presenza: la mostra di Elena Franco ‘Ars Curandi’ il più recente capitolo di ‘Hospitalia. O sul significato della cura’ una originalissima ricerca sugli antichi ospedali in Italia e in Europa, dal medioevo ai giorni nostri, che Elena Franco ha iniziato nel 2012.

La mostra organizzata da CISO Piemonte dedicata alla figura del medico, l’apertura del patrimonio storico in collaborazione con il Fondo Ambiente Italiano e gli appuntamenti culturali realizzati in collaborazione con la Biblioteca Civica di Alessandria per la promozione delle cinquecentine. E poi la memoria di Nadia Presotto, artista recentemente deceduta a causa del mesotelioma, che ha raccontato in un libro la sua storia di malattia. 

Per informazioni è possibile scrivere a comunicazione@ospedale.al.it mentre il link per visionare il programma completo del Festival, gli appuntamenti e tutti gli aggiornamenti è il seguente https://www.ospedale.al.it/festival-delle-medical-humanities-iconografia-della-salute/

Medicina a fumetti

fumetti: strumento per raccontare la medicina e le storie personali di malattia e salute

Il linguaggio combinato di parole e immagini dei fumetti è un mezzo che conferisce accessibilità e impatto emotivo a storie personali ma anche ai dati clinici che a volte includono. La ‘graphic medicine’ è l’uso dei fumetti per informare sui problemi dell’assistenza sanitaria. I fumetti di medicina  sono spesso ricordi di malattia creati dalla persona che sta vivendo la malattia. Alcuni sono creati dal punto di vista del medico/fornitore e della famiglia/caregiver. Altri ancora sono usati per scopi didattici per educare sui sistemi corporei e sulle malattie in un modo unico.

“La medicina grafica è l’intersezione tra il mezzo del fumetto e il discorso della sanità” (Manifesto della medicina grafica, 2015).

I fumetti, grazie alla forza espressiva delle immagini, possono avere un ruolo importante nell’assistenza: la potenza dei messaggi visivi agevola una comprensione profonda, difficile da raggiungere con i testi convenzionali, come sostengono l’autore e l’autrice di questo articolo pubblicato sul BMJ

Edward Jenner and two colleagues seeing off three anti-vaccination opponents, the dead smallpox victims are littered at their feet. Coloured etching by I. Cruikshank, 1808.

La forma grafica è sempre stata utilizzata nel corso dei secoli per arrivare alle persone in modo diretto, semplice e comprensibile: si ricordano le vignette contro la vaccinazione proposta da Edward Jenner (che ci portano purtroppo all’attualità) oppure le indicazioni per una buona igiene orale, contenute in un opuscoletto del 1850

Incurables at Putney Heath, London. Wood engraving, 1881

I fumetti combinano il significato esplicito di parole e simboli con l’espressività astratta dell’arte per creare il linguaggio unico e multistrato dei fumetti, come indicato nella sezione dedicata alla Grafhic Medicine della National Library of Medicine.  Quando si leggono (o si creano) fumetti, il testo e le immagini lavorano insieme per creare un significato che nessuno dei due trasmette da solo. Altri aspetti comuni di questo linguaggio narrativo utilizzato dai fumetti includono metafore visive, simboli combinati o alterati e umorismo.

Un interessante sito che raccoglie le numerose pratiche è disponibile qui https://www.graphicmedicine.org/ e come indicato nella presentazione “esplora l’interazione tra il mezzo del fumetto e il discorso sanitario. Siamo una comunità di accademici, operatori sanitari, autori, artisti e appassionati di fumetti e medicina”

Qui invece è disponile una bibliografia che contiene la raccolta di 46 graphic novel che si concentrano su un argomento condiviso: la malattia mentale.

Ma quale è il valore della ‘medicina a fumetti’?

  • Favorisce l’empatia per le prospettive del paziente e del caregiver
  • Consente la riflessione e la creazione di significato di argomenti spesso complessi
  • È uno spazio sicuro per esplorare ed esprimere critiche all’assistenza sanitari
  • Riduce lo stigma
  • Migliora il richiamo delle informazioni attraverso l’uso dello storytelling e la combinazione di narrativa e arte
  • Può esprimere un punto di vista alternativo
  • Può far sentire più avvicinabili i soggetti difficili
  • È un mezzo per raggiungere e comunicare efficacemente il paziente
  • Il mezzo dei fumetti può alleviare lo stress
  • Richiede la discussione in classe nell’aula di medicina

Si tratta della sintesi disponibile a questo link che contiene una ricca raccolta “un piccolo assaggio di un corpus in continua crescita di lavori di medicina grafica” come indicano gli autori del sito.

Medicina narrativa: il corcorso per raccontare la propria storia

Concorso di Medicina Narrativa per pazienti, familiari e operatori sanitari

La narrazione è il veicolo più naturale delle proprie esperienze, anche di malattia, e spesso costituisce proprio uno strumento di “autocura”.

L’obiettivo della Medicina Narrativa è clinico assistenziale, come ribadisce la definizione della Consensus Conference organizzata nel 2015 dall’istituto superiore di sanità (presidente Sandro Spinsanti).
La medicina narrativa permette di sviluppare un percorso di cura personalizzato, appropriato e in linea con le indicazione dell’evidence based medicine; inoltre contribuisce a migliorare l’alleanza terapeutica e la partecipazione del paziente.

La Medicina Narrativa si declina in diversi ambiti: la pratica e la relazione clinica, l’attività di ricerca e produzione di conocenza, l’attività di formazione di operatori e pazienti.
In letteratura vengono riportate esperienze che evidenziano il ruolo della medicina narrativa nel migliorare la compliance terapeutica, l’empowerment dei pazienti, la soddisfazione degli operatori, la consapevolezza dei pazienti, l’efficienza dei servizi evitando prestazioni inutili, la percezione della qualità della vita.

La medicina narrativa è di chiunque sia coinvolto, sia da paziente che da curante, nel processo terapeutico; appartiene ai pazienti, ai loro nuclei di riferimento, ai medici, agli infermieri, agli altri professionisti sanitari e amministrativi, alle direzioni generali, ma di più, ai cittadini.

Scegliere di dare spazio a tutte le figure coinvolte nel percorso assistenziale è la modalità migliore per recuperare l’essenza delle professioni sanitarie, ovvero il rapporto medico-paziente.

L’Azienda Ospedaliera di Alessandria e il Centro Studi “Cura e Comunità per le Medical Humanities” organizzano la quarta edizione del concorso di medicina narrativa “Racconto la mia cura”, dedicato a tutti coloro che vogliono raccontare, per iscritto o attraverso le immagini, la loro storia di malattia, di cura o di supporto, con la possibilità di inviare opere letterarie o iconografiche fino al 1° novembre.

Il concorso prevede tre categorie: i pazienti che possono così confrontarsi con la propria malattia e raccontare il personale percorso di cura; i familiari che possono esprimere il punto di vista di chi sta accanto a un proprio caro e affronta insieme a lui la malattia; infine i curanti che hanno la possibilità di narrare il loro contatto quotidiano con la sofferenza, ma anche con la gioia della guarigione dei loro pazienti.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Associazione “Amici della Biblioteca dell’Ospedale” di Alessandria, la Biblioteca Civica di Alessandria e con il patrocinio dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB),  si inserisce a pieno titolo all’interno del percorso che l’Azienda Ospedaliera di Alessandria ha avviato relativo alla promozione, sostegno e potenziamento della ricerca nel settore delle Medical Humanities: si lega infatti al progetto “Cultura è Cura” realizzato con i volontari del Servizio Civile e la Civica, ai seminari sulla narrazione in medicina tenuti in questi anni e ai corsi formativi che nel 2021 hanno visto partire anche il progetto “Verba Curant” svolto in collaborazione con la Scuola Holden e finanziato dalla Compagnia di San Paolo.

Il regolamento del concorso prevede la possibilità di partecipare sia con uno scritto, in prosa o in poesia, sia con un’opera iconografica (foto, disegno, dipinto). Gli elaborati verranno poi valutati in forma anonima da una giuria multidisciplinare di esperti presieduta da Roberto Cotroneo, giornalista, scrittore, poeta e fotografo.

Info utili 
contatto comunicazione@ospedale.al.it
scadenza 1 novembre 2021 
link al regolamento