Antonio Maria Valsalva: il maestro di Morgagni

Antonio Maria Valsalva (1666-1723) fu maestro di Morgagni e allievo di Malpighi: realizzò i suoi studi e si laureò a Bologna.
Anatomista e chirurgo, nato da una famiglia nobile a Imola il 17 gennaio 1666, morto a Bologna il 2 febbraio 1723, il cognome Valsalva fu adottato dal padre dal castello di proprietà della famiglia, ha studiato filosofia e matematica e successivamente medicina nella sua università. Lì fu attratto in particolare da Malpighi, da cui ereditò un grande interesse per la dissezione. Leggi tutto “Antonio Maria Valsalva: il maestro di Morgagni”

Morgagni e l’Università di Padova

La città e l’Università di Padova hanno una lunga tradizione e una grande reputazione negli studi anatomici, risalenti alla fondazione dell’università nell’anno 1222. Il contesto che ha permesso lo sviluppo di questa cultura fu rappresentato dalla libertà scientifica e dalla saggezza politica della Serenissima Repubblica di Venezia, uno stato liberale e tollerante nel mezzo di un’Europa feudale, imperiale e pontificia. Leggi tutto “Morgagni e l’Università di Padova”

Morgnagni e l’anatomia patologica

Il Settecento è il secolo in cui si produce un sapere medico rinnovato dalla consapevolezza dell’esercizio pratico al letto del paziente, che apre la strada all’anatomoclinica di fine Settecento e primi Ottocento. Leggi tutto “Morgnagni e l’anatomia patologica”

Il Settecento: l’epoca dei “lumi”

Secolo di profonde innovazioni nella storia della pratica clinica, nello sviluppo di nuove dottrine e nelle strutture di ricovero in tutta Europa, il Settecento fu secolo della ricerca “dei lumi” ossia della conoscenza.
Due furono essenzialmente le vie seguite a questo scopo: una basata sulla ragione, l’altra sul valore dell’esperimento effettuato secondo il metodo galileiano. Leggi tutto “Il Settecento: l’epoca dei “lumi””

La Rivoluzione Francese: una frattura storica per la medicina

La Rivoluzione Francese è stato un momento di rottura anche per la storia della medicina: con essa la malattia diventa una questione pubblica e in nome del progresso, cessa di essere un fatto che riguarda solo il malato.

Nel 1792, per parecchi mesi, l’assemblea nazionale di Parigi discusse come sostituire i medici che si occupavano della cura dei malati con una burocrazia terapeutica, cercando di amministrare un male che era destinato a scomparire con l’avvento dell’uguaglianza e della libertà e della fraternità.

Nell’ottica degli uomini che si occuparono delle riforme ai tempi della Rivoluzione, in particolare quella Ospedaliera e universitaria, il servizio sanitario nazionale avrebbe avuto il compito di sovrintendere alla salute e di promuovere leggi dietetiche e regolamenti che obbligassero cittadini a utilizzare le conquistate libertà verso una vita frugale e di piaceri sani.
Ufficiali sanitari avrebbero vigilato sull’osservanza di tali norme da parte dei cittadini e appositi tribunali di sanità, sotto la vigilanza di magistrati medici, avrebbero eliminato i medici ciarlatani e profittatori.

Gli ospedali dovevano essere specializzati: per gli anziani, gli incurabili, i matti, l’infanzia abbandonata.

Grazie a figure come Cabanis, che ebbe l’intuizione di introdurre la cartella clinica, alle innovazioni introdotte dalla Commissione che supervisionava gli ospedali parigini guidata da Tenon, all’introduzione nell’universita di materie innovative come la “polizia Medica” la Rivoluzione ha consentito la formazione di una nuova classe di medici, anche di estrazione sociale borghese che ha profondamente segnato il futuro approccio alla medicina dell’Ottocento.

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