Mondino, primo anatomico

Mondino dei Liuzzi (1275-1326), il primo anatomico che ricorse all’impiego della dissezione del cadavere per l’insegnamento dell’anatomia.

Mondino de’ Liuzzi è il diminutivo abbreviato di Raimondo (Raimondino) ed il cognome appare anche nella forma Liucci. Nacque a Bologna intorno al 1270 e morì nella città natale nel 1326. Fu prima discepolo e poi anche erede dello zio Leuccio (o Liuccio) dal cui insegnamento passò a quello di Taddeo degli Alderotti. Si laureò a Bologna nel 1290. Fra il 1321 e il 1324 fu lettore dello Studio, anche se è probabile che la sua attività di insegnante sia iniziata molto prima, seppure in forma privata. La sua importanza fondamentale nella Storia della medicina è dovuta al fatto di aver sostenuto la necessità della sezione del cadavere umano nello studio dell’anatomia, sezione che praticò nella sua attività di docente, ponendo, in tal modo, una pietra miliare nella storia della medicina. Infatti la sezione di cadaveri umani, dopo la straordinaria fioritura della medicina ellenistica con Erofilo ed Erasìstrato era stata abbandonata da più di un millennio, tanto che lo stesso Galeno sezionò quasi esclusivamente maiali e scimmie.

Mundinus, the Italian anatomist, making his first dissection in the anatomy theatre at Bologna, 1318. Oil painting by Ernest Board.
Mundinus, the Italian anatomist, making his first dissection in the anatomy theatre at Bologna, 1318. Oil painting by Ernest Board.

Il merito principale di Mondino non fu, tuttavia, quello di avere iniziato l’insegnamento dell’anatomia sussidiato dall’autopsia, ma quello di avere resa pratica questa materia attraverso la dissezione. Mondino consegnò il tesoro dei suoi studi alla famosa Anothomia, che ultimò nel 1316: nel suo libro, accanto alle nozioni di anatomia e di fisiologia (trattate insieme secondo l’uso antico) descrive, per primo nella storia, anche la tecnica della dissezione da lui ideata.

Apparato urogenitale femminile come appare in una delle tavole che corredano l’edizione dell’Anatomia di Mondino curata da Joahnn Druander nel 1541

Il nuovo indirizzo dato da Mondino allo studio dell’anatomia, che gli valse il riconoscimento unanime di fondatore dell’anatomia moderna, praticamente non apportò alcun contributo al progresso di questa materia, poiché le conoscenze anatomiche rimasero ancora quelle di Galeno. Ciò fu dovuto sia al dogmatismo allora dominante in campo scientifico, sia al fatto che il docente («lettore») di anatomia, non eseguendo personalmente le dissezioni, non poteva rendersi direttamente conto della struttura del corpo umano.

La lezione di anatomia era, infatti, impartita dal «lettore» che sedeva in cattedra, leggendo il testo di Galeno e mostrando i visceri che venivano dissecati da un «incisore». A volte, oltre al «lettore» e all’«incisore», vi era anche l’«ostensore», che aveva il compito di mostrare quanto il «lettore» andava leggendo. Se durante la dissezione del cadavere emergeva una discrepanza tra il detto galenico e la realtà dell’autopsia (poiché Galeno aveva anatomizzati animali, non uomini), era assolutamente proibito ammettere l’errore galenico, ma si doveva sostenere, come fece spesso Mondino, che il testo era corrotto, o addirittura che il corpo umano era andato incontro a modificazioni dopo che Galeno aveva scritto i suoi libri.

 

Assistenza ospedaliera nel Medioevo

La spedalità sorta nell’Alto Medioevo con la fondazione degli «xenodochi» e delle «diaconie» ad opera degli ordini religiosi che provvedevano anche a gestirle, intorno al 1200 cominciò ad essere presa in considerazione anche dai Comuni. Leggi tutto “Assistenza ospedaliera nel Medioevo”

La nascita delle Università e la scolastica

Nell’alto medioevo, la cultura era tenuta viva dalle scuole, che si erano date una precisa organizzazione, separando la classe insegnante da quella studentesca. A loro volta, si erano distinte le scuole dei giuristi e delle Arti Liberali, dove venivano insegnate le Humanae litterae e la medicina.
Gli studi, in gran parte delle associazioni spontanee di allievi e maestri, sono il prodotto della rinascita dei nuclei urbani e del miglioramento delle condizioni sociali.

Furono, infatti, gli studenti riuniti in corporazioni che diedero origine alle Università: «Universitas studiorum» che acquistarono uno straordinario potere, sebbene fu un periodo alquanto breve.

La maggior parte delle università ebbe origine dalle scuole, specie da quelle laiche, attraverso un graduale processo di trasformazione.
Nella seconda metà del XII secolo vengono fondate Montpellier in Linguadoca, nel sud della Francia, a Parigi, mentre a Salerno perde di importanza Salerno a favore di Pavia, Parma e Bologna, centri che si affermano come scuole mediche particolarmente forti nel settore della chirurgia. Padova, il principale centro di insegnamento medico in Europa nei secoli successivi, nasce poco dopo.

La nascita delle Università fu assai ben vista dai governanti, che scorgevano in esse un largo incremento della fama delle loro terre. Ecco perché furono molto munifici nell’elargire favori e privilegi verso gli studenti e i docenti, affinché le frequentassero con assiduità.

La nascita delle Università fu assai ben vista dai governanti, che scorgevano in esse un largo incremento della fama delle loro terre. Ecco perché furono molto munifici nell’elargire favori e privilegi verso gli studenti e i docenti, affinché le frequentassero con assiduità. La chiusura, infatti, di università per mancanza di professori o per disserzione degli studenti era motivo di avvilimento per tutto lo stato.

Le Università hanno permesso la creazione di una cultura laica omogenea a livello europeo, i cui rappresentanti si spostano tra le diverse regioni, condividono una lingua (il latino), un bagaglio di nozioni e linguaggi tecnici comuni.

In questo panorama, le facoltà di medicina sono il luogo privilegiato di nascita e di sviluppo di una cultura scientifica e filosofica intesa nel senso più ampio e non solo limitata alla pratica della cura.

Il filosofismo scientifico in medicina

Il secondo periodo del Medioevo è caratterizzato dall’introduzione in medicina dal filosofismo scientifico e dalla nascita delle Università e degli ospedali.

Il filosofismo scientifico consiste nell’adeguamento del ragionamento medico a quello filosofico, essendo venuta meno – con le forti ingerenze della Chiesa – la possibilità di praticare la ricerca sperimentale.
Un sistema razionale, quindi, basato sulla dottrina aristotelica, dalle quali venivano tratte deduzioni, spesso arbitrarie, ma mai in contraddizione con il presupposto (rispettando il concetto del sillogismo). Un sistema che utilizzava i testi di Ippocrate, Galeno e Avicenna, utili per il metodo dialettico basato sulla disputationes, ma che di fatto ostacolava l’avanzamento della scienza.

Ruggero Bacone (1214 – 1294) frate inglese, maggior esponente del pensiero liberale, precursore dello spirito rinascimentale.

Un metodo contro cui si levarono le voci di Ruggero Bacone (1214 – 1294) frate inglese, maggior esponente del pensiero liberale, precursore dello spirito rinascimentale. Studiò teologia a Parigi, divenne frate a quarant’anni e si impegnò in un progetto ambizioso per realizzare una grande enciclopedia del sapere: Opus maius, Opus minus, Opus tertium, che inviò al papa, allora era Clemente IV, affinché le potesse utilizzare quale fondamento di una riforma religiosa, civile e scientifica.

La scuola medica salernitana

Salerno costituì il vero tramite tra le scuole di medicina orientali e occidentali prima del Rinascimento.

Dopo la caduta dei califfati arabi, gli scienziati della Spagna musulmana, si rifugiarono soprattutto in Francia, a Montpellier, e in Italia a Salerno, dove fiorì la cosiddetta scuola salernitana che fu fondata poco prima del 1000.

Suoi genitori sarebbero stati quattro medici leggendari: un rabbino apolide (Eliseo), un maestro saraceno (Abdullah di Aleppo), un greco bizantino (Pontus) e un maestro indigeno (Salernus). Quest’ultimo sarebbe stato un romano patrizio discendente dei flavii, decaduto dalla nobiltà e costretto a mendicare.

Numerose le caratteristiche che rendevano Salerno una vera e propria hippocratica civitas: la sua posizione geografica, la sua storia, il clima salubre, il retaggio della civiltà bizantina, l’esistenza di un chiostro benedettino con annesso un ospedale, la presenza di una numerosa colonia ebraica.

E le figure leggendarie, rappresentano in qualche modo le tendenze e gli indirizzi culturali della scuola, in un esempio, raro, di tolleranza e arricchimento reciproci.
In questa scuola, infatti, confluirono una marea di manoscritti greci ed arabi; si ebbe perciò un ritorno alla cultura greca e classica e alla medicina ippocratica.

La Salerno scolastica inizia con l’avvento di Alfano (1010-1085), monaco di Montecassino e arcivescono della città fino alla sua morte.
Con lui la tradizione prescolastica viene incanalata nell’alveo della Schola.
I primi medici salernitani entrati nella storia sono Garioponto, Petroncello e appunto, Alfano.
L’opera più nota di Garioponto, il “Passionarius” è una enciclopedia di sette libri tratta dai testi galenici, con una appendice sulle febbri. Qui si trovano le basi del linguaggio medico moderno.
A Petroncello è attribuita la “Pratica”, un testo in cui sono descritte le malattie “dalla testa ai piedi” e dei rimedi per curarle, una sorte di manuale pratico destinato ad avere fortuna.

Da segnalare poi Trotula, una donna medico, attiva e famosa intorno al 1050. Scrisse un libro di ginecologia e ostetricia per le ostetriche intitolato “De mulierum passionibus in ante e post partum” dove si trovano consigli riguardanti il parto e il puerperio.

Si tratta di una figura leggendaria, a metà strada tra la levatrice e la medichessa: come levatrice raccomanda la protezione del perineo durante il travaglio del parto, come medichessa ne raccomanda la sutura in caso di lacerazione.

 

Indipendentemente dalla sua reale esistenza, va segnalato che a Salerno fu rilevante il contributo dato dalle donne, non solo alla “schola”, ma anche sotto il profilo dell’assistenza.

Nella medicina salernitana era riservato un posto importante all’igiene e alla dieta. L’opera che ha reso maggiormente celebre la scuola Salernitana è il “Regimen Sanitas Salerinatum” – detto anche “Flos medicinae Salerni” – il cui contenuto è prevalentemente a carattere igienico e in massima parte dedicato alla dieta. I principi sono basati sulle norme per conservare la salute, legate a moderazione e temperanza e attenzione a dieta, moto, riposo, alternanza sonno-veglia…insomma, indicazioni piuttosto attuali!

Nella scuola vennero anche curate l’uroscopia, l’oculistica, l’anatomia e la chirurgia.
L’esame delle urine è oggetto di un trattato “Regole urinarium”: il medico osservava attraverso la matula (un vaso di vetro a forma di vescica e a collo largo) le quattro sezioni di urina, corrispondenti alle quattro sezioni del corpo umano. Una sorta di esame di laboratorio, fondato sulla scienza dell’osservazione, che però diventava diagnosi e strumento di prognosi. L’uroscopia, interpretata in modo arbitrario, si trasformava in uromanzia.

La chirurgia, trascurata dagli arabi, assurse a disciplina scientifica: si ebbe grazie a Ruggiero da Frugardo, l’autore nel 1180 del trattato “Cyrurgia Magistri Rogerii” una sistematica codificazione delle fondamentali norme dell’insegnamento chirurgico.

V0014458 Teaching Hospital School, Salerno, Italy: part of the Crypt
Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images
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Teaching Hospital School, Salerno, Italy: part of the Crypt of St. Maria. Pen and ink drawing by [J.N.T.].
By: J. N. T.Published: –
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