Biblioteche e Health Humanities: un’alleanza per la salute

Il 5 dicembre 2024, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ospiterà a Roma il convegno “Biblioteche e Health Humanities: un’alleanza per la salute”, organizzato in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Cultural Welfare Center. Questo evento si inserisce nel calendario della Social Sustainability Week, che si terrà dal 2 all’8 dicembre 2024.

Biblioteche come promotrici di alfabetizzazione sanitaria

Il ruolo delle biblioteche nella promozione della salute è centrale, soprattutto quando si considera il loro contributo all’alfabetizzazione sanitaria. La alfabetizzazione sanitaria non si limita alla capacità di comprendere informazioni mediche, ma include la possibilità di utilizzare tali conoscenze per prendere decisioni consapevoli riguardo alla propria salute e al benessere collettivo.

Grazie alla loro accessibilità e alla capacità di essere luoghi di incontro culturale e sociale, le biblioteche rappresentano un ponte fondamentale tra la conoscenza scientifica e le comunità. Durante il convegno, saranno esplorati modelli e approcci innovativi che collegano la promozione della salute all’equità sociale, all’interno degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e nel rispetto dei determinanti sociali della salute.

Health Humanities: il valore della narrazione e della cultura nella salute

Il convegno sarà anche un’opportunità per approfondire il ruolo delle Medical Humanities, in particolare delle Health Humanities, nel sistema bibliotecario italiano. Questo approccio multidisciplinare sottolinea l’importanza di narrazioni, arte, storia e letteratura nella comprensione e nella gestione della salute. Verranno presentati i risultati del progetto LIMeNar, che mette in luce l’efficacia della Medicina Narrativa come strumento per migliorare la relazione tra paziente e professionista, e per favorire percorsi di cura più umani e personalizzati.

In questo contesto, verrà valorizzato il contributo del Laboratorio di Health Humanities dell’ISS, un centro di ricerca e innovazione dedicato a studiare e applicare strumenti narrativi e culturali nel campo della salute pubblica. Questo laboratorio si pone come punto di riferimento per sviluppare e integrare progetti di alfabetizzazione sanitaria, narrazione e promozione del benessere.

Il convegno prevede una serie di interventi che metteranno in luce il potenziale delle biblioteche per:

  • La promozione della salute attraverso la lettura e altre attività culturali.
  • Il miglioramento del benessere psicologico e sociale attraverso pratiche di prescrizione sociale, come l’inserimento di attività culturali nei percorsi di cura.
  • L’impatto della lettura e delle Health Humanities come strumenti di contrasto alla disuguaglianza sanitaria.

Uno spazio significativo sarà dedicato alla presentazione del Fondo Bert della Biblioteca dell’ISS, che rappresenta un esempio concreto di integrazione tra cultura e cura, con testi fondamentali per la riflessione sui temi della salute e delle Medical Humanities.

L’evento è gratuito e aperto a tutti, previa iscrizione entro il 2 dicembre 2024 tramite il modulo disponibile sul sito dell’ISS.

link e programma completo

https://www.iss.it/web/guest//news/-/asset_publisher/gJ3hFqMQsykM/content/id/9773061


https://www.iss.it/documents/20126/0/Brochure_Convegno+Biblioteche%26HealthHumanities_05.12.24_ISS.Roma.pdf/e91b0d8b-5587-9c56-d572-524c705921d6?t=1732195743065

Cosa significa lente pulicaria?

Un serie di strumenti di ingrandimento ottico: microscopi composti e cimiteri degli insetti

Non c’è dubbio che sin dall’antichità si era potuto osservare l’effeto di ingrandimento ottico determinato da schegge di cristallo trasparente, che, per caso, avessero sortito forma lenticolare ed è noto che sin dai primi anni del sec. XIV si iniziò la lavorazione di occhiali, la cui invenzione venne, per un certo tempo, attribuita ad un Salvino degli Armati, fiorentino, morto nel 1317, ma che oggi i vari Autori fanno risalire concordemente ai vetrai di Murano intorno al 1200.

La diffusione dell’uso degli occhiali, dopo la reinvenzione fattane dal domenicano Alessandro della Spina (morto nel 1313), nonché della loro fabbricazione, portò ai primi tentativi di osservazione attraverso lo strumento di ingrandimento ottico, attraverso il microscopio, come verrà denominato dai Lincei. 

Naturalmente in origine non si trattò di microscopi nel senso in cui noi intendiamo, bensì di pure e semplici lenti d’ingrandimento montate nelle più diverse maniere e con i più diversi accorgimenti, fra i quali il più diffuso e comune fu quello consistente in un tronco di cono trasparente sulla cui base minore era fissata la lente e la cui base maggiore, aperta, consentiva di sovrapporre lo strumento all’oggetto da osservare, mantenendo la lente alla giusta distanza focale. Questo apparecchio venne definito cimitero degli insetti, poiché, in generale, l’insetto sottoposto ad osservazione, dopo un certo tempo, moriva. Il numero di ingrandimenti che si poteva in tal modo ottenere non era certo molto alto, ma l’appassionata curiosità di quel tempo seppe scoprire i primi annunci del meraviglioso mondo delle macchinette di cui era composto il pur minutissimo corpo di un insetto, fosse pulce, mosca o ape.

E tale fu la divertita ed entusiastica ammirazione che l’ingrandimento ottico suscitò negli osservatori, che la lente d’ingrandimento prese il nome di microscopium pulicarium (lente pulicaria, ossia per osservare le pulci) o di microscopium muscarium (lente muscaria, ossia per osservare le mosche).

Ben presto, quindi, ci si rese conto di quali risultati si potessero conseguire adottando lo strumento di ingrandimento ottico per la rigorosa ricerca scientifica, ed i risultati di una simile adozione non tardarono a farsi sentire, sia perché tramite l’ingrandimento ottico si scoprirono cose mai prima osservate; sia anche, e soprattutto, perché le nuove scoperte aprivano davanti agli occhi dello scienziato problemi nuovi e prospettive sempre più rivoluzionarie.

Lo studio, infatti, della struttura di animali piccolissimi come gli insetti e la scoperta, in codesti minutissimi corpi, di apparecchiature perfettamente funzionali (come le unghie delle zampe delle mosche osservate da Galileo Galilei nel 1614), ossia di macchinette infinitamente piccole, ma funzionanti come meccanismi mirabili, da un lato confortarono ulteriormente le prospettive della scuola iatromeccanica; dall’altro indussero a supporre l’esistenza di macchinette ancora più piccole e favorirono il rinascere ed il progressivo rafforzarsi dell’atomismo, ossia della tendenza ad individuare la sede delle principali funzioni in strutture infinitamente piccole.

La nascita di queste nuove prospettive coincise con i sempre più accurati studi che i primi entusiasti applicatori dell’occhialino – come Galileo aveva definito l’apparecchio da lui inventato, ossia il microscopio- compirono sulle api.

Antibiotico-resistenza: una ricostruzione storica

Alexander Fleming

Lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici, a partire dalla seconda metà del XX secolo, ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni permettendo l’evoluzione della medicina moderna. Tuttavia, la comparsa di resistenza agli antibiotici rischia di rendere vane queste conquiste.

Negli ultimi anni, il fenomeno dell’antibiotico-resistenza (AMR, Antimicrobial resistance) è aumentato notevolmente e ha reso necessaria una valutazione dell’impatto in sanità pubblica, specifica per patogeno, per antibiotico e per area geografica.

Il portale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia come l’AMR vada a minacciare la prevenzione e il trattamento efficaci di una gamma sempre crescente di infezioni causate da batteri, parassiti, virus e funghi (https://www.who.int/health-topics/antimicrobial-resistance#:~:text=AMR%20occurs%20when%20bacteria%2C%20viruses,spread%2C%20severe%20illness%20and%20death.)

L’AMR si verifica quando batteri, virus, funghi e parassiti cambiano nel tempo e non rispondono più ai farmaci che rendono le infezioni più difficili da trattare e aumentano il rischio di diffusione della malattia, malattie gravi e morte. Di conseguenza, i farmaci diventano inefficaci e le infezioni persistono nel corpo, aumentando il rischio di diffusione agli altri.

In questo articolo una ricostruzione storica che sottolinea come, nonostante la crescente attenzione negli ultimi anni, le minacce per la salute poste dalla antibiotico-resistenza non sono nuove.

L’articolo traccia un quadro storico di questi farmaci, usati per prevenire e trattare le infezioni nell’uomo, negli animali e nelle piante a partire dalla straordinaria scoperta di Alexander Fleming della penicillina, che ha portato a una nuova era nella biomedicina. Improvvisamente, gli agenti patogeni che avevano devastato l’uomo per generazioni, diffondendo una morbilità e una mortalità incalcolabili, erano più deboli.

Apparentemente da un giorno all’altro, le malattie infettive si sono ritirate prima della sempre crescente marea di antimicrobici, e gli osservatori ottimisti negli Stati Uniti e in Europa hanno previsto una vittoria rapida e giusta sul flagello dell’infezione. Cosa che non è ovviamente accaduta.

Con la rapidità con cui abbiamo rivendicato nuove vittorie, i microbi hanno iniziato a eludere le nostre ultime armi, alterando le loro pareti cellulari e smantellando i nostri nuovi farmaci miracolosi. Fino ad arrivare a sviluppare una vera e propria resistenza:  questi microorganismi sono indicati come “superbatteri”.

L’articolo ricostruisce in modo puntuale questa storia, che oggi rappresenta uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale con importanti implicazioni sia dal punto di vista clinico (aumento della morbilità, della mortalità, dei giorni di ricovero, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie), sia in termini di ricaduta economica per il costo aggiuntivo richiesto per l’impiego di farmaci e di procedure più onerose, per l’allungamento delle degenze in ospedale e per eventuali invalidità.

Perché veniva praticato il salasso

Nel quadro della fisiologia e della patologia umorali inaugurate da Ippocrate ed elevate a compiuto sistema da Galeno, furono ereditate dai secoli successivi e dominarono praticamente incontrastate tutto il pensiero medico sino al Seicento e oltre, la terapia non poteva e non doveva essere che terapia evacuante.

L’obiettivo primario era, infatti, quello di aiutare la vis medicatrix naturae, la forza terapeutica della natura, ad eliminare, ad evacuare la materia peccante, ossia l’umore in eccedenza che determinava la malattia.

Per conseguenza, accanto ai diuretici, agli emetici, ai lassativi, ai diaforetici, rimedio evacuante per eccellenza fu il «cavar sangue», ossia il salasso o flebotomia (dal greco phlébs-phlebós = vena + tomé = taglio, incisione).

La tecnica del salasso fu oggetto di indagini vastissime e ad essa si dedicarono trattati su trattati sia in greco che in latino che in arabo nella letteratura medica del Medio Evo, del Quattrocento e del Cinquecento. In essi, oltre all’indicazione di tutti i casi nei quali è salutare la flebotomia, si indicavano i punti ottimali ove praticarla (la vena mediana basilica, la vena pedidia, ma più raramente), previa applicazione di un laccio a monte del punto da incidere (generalmente a metà braccio, come ancor oggi si fa per le iniezioni endovenose, o a metà coscia). Inoltre si consigliavano anche forme più blande di salasso quali l’applicazione di sanguisughe e di coppette.

A surgeon binding up a woman’s arm after bloodletting. Oil painting by Jacob Toorenvliet, 1666.
Toornvliet, Jacob, 1635-1719

Nel Seicento si cominciò a combattere energicamente la pratica del salasso, addirittura compiendo l’operazione opposta, ossia eseguendo i primi tentataivi-qualche volta persino riusciti! – di trasfusione di sangue.

La prima trasfusione sarebbe stata felicemente eseguita nel 1665 da Richard Lower (1631-91) fra due cani e poco dopo Jean Baptiste Denis (1620 ca.-1704) sarebbe riuscito a trasfondere, altrettanto felicemente, il sangue di un agnello ad un uomo.

Gli insuccessi che seguirono fecero, tuttavia, abbandonare la trasfusione che, ripresa con bagaglio di ben più ampie conoscenze scientifiche più di due secoli dopo, avrebbe trionfato.

Ma ancora nel secolo scorso il salasso ebbe degli esaltanti cultori, fra i quali va ricordato soprattutto Giovanni Rasori che, mettendo in pratica la sua teoria del controstimolo e, quindi, salassando sia i feriti affidati alle sue cure durante l’assedio di Genova (1800), sia i colpiti dall’epidemia di tifo petecchiale che infuriò nella città in quell’occasione, provocò sicuramente più vittime di quante non ne avrebbe provocate la malattia e di quante ne abbiano fatte cadere le cannonate austriache.

Cosa si intende per filosofismo scientifico nella storia della medicina

Maggiore l’ignoranza, maggiore il dogmatismo.
(William Osler, medico)

Nella storia della medicina, il periodo del basso medioevo (1200-1400) è caratterizzato fondamentalmente dall’introduzione del cosiddetto «filosofismo scientifico» e dalla nascita delle Università e degli Ospedali.

Il filosofismo scientifico medico, consistente essenzialmente nell’adeguamento del ragionamento medico a quello filosofico, sorse in questo periodo del Medioevo poiché, essendo venuta meno progressivamente la possibilità di praticare la ricerca sperimentale, si cercò di risolvere la problematica medica servendosi prevalentemente della ragione.

A base di questo sistema razionale venne posta la dottrina fondata su verità assiomatiche. Su questa falsariga, la medicina abbandonò la sua linea semplice basata sulla pratica e sull’osservazione, secondo i concetti ippocratici, e si avviò su una strada diversa, basata sul commento e sulla discussione filosofica. Ed allora furono la dialettica, la retorica, il sillogismo a cercare la causa delle malattie e la loro cura.

In seguito all’introduzione di questa metodologia, si rese necessaria l’adozione di testi dogmatici, contenenti gli assiomi, che servissero da base alla discussione filosofica e sui quali si potesse poggiare tutto l’edificio dialettico consequenziale, onde giungere ad una dimostrazione, come esigeva la dottrina aristotelica del sillogismo. Tra i testi scelti, i più importanti furono quelli di Ippocrate, di Galeno e di Avicenna.

Del resto l’introduzione del dogmatismo, che rappresenta il peggior ostacolo al progresso della scienza, fu per quell’epoca indispensabile per sostenere il metodo dialettico disputatorio allora dominante. Ad esso dovette adeguarsi anche la medicina, per essere riconosciuta come scienza ed essere ammessa fra le discipline di insegnamento universitario. Il dogmatismo si radicò poi profondamente nella medicina e sopravvisse in essa anche dopo il Rinascimento arrecando una grave danno al suo progresso.

Contro questo metodo, tuttavia, si levarono anche allora le voci di alcuni studiosi, fra cui i più famosi furono Ruggero Bacone e Alberto Magno.

Ruggero Bacone (1214-1294), frate francescano inglese, fu uno dei maggiori esponenti della libertà del pensiero in epoca medioevale, un vero precursore dello spirito rinascimentale. Filosofo e scienziato, insegnante a Parigi e Oxford, egli contestò il «filosofismo scientifico» per sostenere il suo principio, che era quello sperimentale («sine experientia nihil sufficienter sciri potest»).

Alberto von Bollstadt, più conosciuto col nome di Alberto Magno (1192-1280) era un frate domenicano tedesco. Ritenuto uno degli uomini più colti del medioevo, insegnò teologia a Parigi e a Colonia, ma si occupò soprattutto di storia naturale, su cui scrisse numerose opere che rimasero a lungo fra le più autorevoli. Come Bacone, contestò il dogmatismo, sostenendo l’importanza dell’esperimento («ex-perimentum solum certificat») e rivolgendo ogni attenzione alle sole cose «probatae per experimentum».

Questi due scienziati, ponendo l’esperienza a fondamento del sapere umano, superarono le posizioni aristoteliche e si elevarono sopra il medioevo schiudendo la via a Leonardo, Francesco Bacone e Galileo Galilei. La medicina, tuttavia, continuò per tutto il medioevo ad essere basata solamente sulla lettura e sul commento dei testi classici, ignorando completamente gli insegnamenti di Ruggero Bacone e Alberto Magno.