Il social prescribing, o prescrizione sociale, è un modello innovativo di assistenza sanitaria che promuove il benessere complessivo dei pazienti, collegandoli a risorse comunitarie e culturali oltre che a trattamenti clinici tradizionali. Nato nel Regno Unito, questo approccio si sta diffondendo in tutto il mondo come risposta alla crescente domanda di cure personalizzate e al bisogno di un’assistenza più integrata e centrata sulla persona.
Il social prescribing permette ai medici di indirizzare i pazienti verso attività non cliniche come gruppi di supporto, attività fisica, arte, e volontariato. Recenti studi mostrano che questa pratica può migliorare la qualità della vita, ridurre l’isolamento sociale e persino diminuire l’uso di farmaci e servizi sanitari.
In Italia, l’applicazione del social prescribing si trova ancora in una fase sperimentale, ma le potenzialità sono enormi e l’Istituto Superiore di Sanità ha tradotto recentemente le linee guida dell’OMS (ne avevamo parlato qui). Secondo il rapporto “Io sono Cultura 2023” di Unioncamere e Fondazione Symbola, il settore culturale e creativo gioca un ruolo cruciale nell’economia e nel benessere del Paese: il rapporto evidenzia che nel 2022, la spesa turistica per consumi culturali ha raggiunto quasi 35 miliardi di euro, dimostrando quanto l’accesso alla cultura sia un elemento trainante per il benessere e la coesione sociale.
L’integrazione del social prescribing con le risorse culturali potrebbe contribuire a valorizzare ulteriormente questo patrimonio, offrendo ai cittadini opportunità per migliorare la propria salute mentale e fisica attraverso il coinvolgimento in attività artistiche e culturali. Esperienze come la visita a musei, la partecipazione a laboratori creativi o il volontariato in iniziative culturali locali possono essere prescritte come parte di un piano terapeutico personalizzato.
Il successo del social prescribing richiede la collaborazione tra servizi sanitari, enti culturali e comunità locali. In questo contesto, le istituzioni italiane potrebbero svolgere un ruolo centrale nel promuovere questa pratica, incentivando la formazione di reti tra ospedali, medici di base e organizzazioni culturali. Inoltre, l’implementazione di programmi di social prescribing potrebbe contribuire a ridurre la pressione sui servizi sanitari, promuovendo un modello di salute più sostenibile e inclusivo.
Il social prescribing rappresenta una nuova frontiera nell’assistenza sanitaria, che va oltre la cura delle malattie per abbracciare il benessere globale delle persone, proprio come indicato nel concetto di salute OMS quale condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente l’assenza di malattia o infermità. In Italia, grazie al ricco patrimonio culturale, questa pratica potrebbe trovare un terreno fertile per crescere e svilupparsi, offrendo una risposta innovativa e sostenibile ai bisogni di salute della popolazione. Il coinvolgimento delle comunità e l’accesso alla cultura diventano così strumenti essenziali per promuovere una salute integrata e partecipativa.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17933954/ https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17933955/ https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24770587/ https://www.coe.int/it/web/compass/health https://www.unioncamere.gov.it/focus/presentato-io-sono-cultura-2023-il-rapporto-annuale-di-unioncamere-e-fondazione-symbola https://www.epicentro.iss.it/politiche_sanitarie/oms-toolkit-social-prescribing
