Cosa significa lente pulicaria?

Un serie di strumenti di ingrandimento ottico: microscopi composti e cimiteri degli insetti

Non c’è dubbio che sin dall’antichità si era potuto osservare l’effeto di ingrandimento ottico determinato da schegge di cristallo trasparente, che, per caso, avessero sortito forma lenticolare ed è noto che sin dai primi anni del sec. XIV si iniziò la lavorazione di occhiali, la cui invenzione venne, per un certo tempo, attribuita ad un Salvino degli Armati, fiorentino, morto nel 1317, ma che oggi i vari Autori fanno risalire concordemente ai vetrai di Murano intorno al 1200.

La diffusione dell’uso degli occhiali, dopo la reinvenzione fattane dal domenicano Alessandro della Spina (morto nel 1313), nonché della loro fabbricazione, portò ai primi tentativi di osservazione attraverso lo strumento di ingrandimento ottico, attraverso il microscopio, come verrà denominato dai Lincei. 

Naturalmente in origine non si trattò di microscopi nel senso in cui noi intendiamo, bensì di pure e semplici lenti d’ingrandimento montate nelle più diverse maniere e con i più diversi accorgimenti, fra i quali il più diffuso e comune fu quello consistente in un tronco di cono trasparente sulla cui base minore era fissata la lente e la cui base maggiore, aperta, consentiva di sovrapporre lo strumento all’oggetto da osservare, mantenendo la lente alla giusta distanza focale. Questo apparecchio venne definito cimitero degli insetti, poiché, in generale, l’insetto sottoposto ad osservazione, dopo un certo tempo, moriva. Il numero di ingrandimenti che si poteva in tal modo ottenere non era certo molto alto, ma l’appassionata curiosità di quel tempo seppe scoprire i primi annunci del meraviglioso mondo delle macchinette di cui era composto il pur minutissimo corpo di un insetto, fosse pulce, mosca o ape.

E tale fu la divertita ed entusiastica ammirazione che l’ingrandimento ottico suscitò negli osservatori, che la lente d’ingrandimento prese il nome di microscopium pulicarium (lente pulicaria, ossia per osservare le pulci) o di microscopium muscarium (lente muscaria, ossia per osservare le mosche).

Ben presto, quindi, ci si rese conto di quali risultati si potessero conseguire adottando lo strumento di ingrandimento ottico per la rigorosa ricerca scientifica, ed i risultati di una simile adozione non tardarono a farsi sentire, sia perché tramite l’ingrandimento ottico si scoprirono cose mai prima osservate; sia anche, e soprattutto, perché le nuove scoperte aprivano davanti agli occhi dello scienziato problemi nuovi e prospettive sempre più rivoluzionarie.

Lo studio, infatti, della struttura di animali piccolissimi come gli insetti e la scoperta, in codesti minutissimi corpi, di apparecchiature perfettamente funzionali (come le unghie delle zampe delle mosche osservate da Galileo Galilei nel 1614), ossia di macchinette infinitamente piccole, ma funzionanti come meccanismi mirabili, da un lato confortarono ulteriormente le prospettive della scuola iatromeccanica; dall’altro indussero a supporre l’esistenza di macchinette ancora più piccole e favorirono il rinascere ed il progressivo rafforzarsi dell’atomismo, ossia della tendenza ad individuare la sede delle principali funzioni in strutture infinitamente piccole.

La nascita di queste nuove prospettive coincise con i sempre più accurati studi che i primi entusiasti applicatori dell’occhialino – come Galileo aveva definito l’apparecchio da lui inventato, ossia il microscopio- compirono sulle api.

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