Medicina Narrativa: via al progetto ISS di mappatura in Italia

Realizzare una mappatura delle attività di medicina narrativa in Italia.

Analizzare diffusione, ambiti e risultati dell’applicazione delle Linee di indirizzo sull’uso della Medicina Narrativa in ambito clinico-assistenziale e associativo e prospettive future dell’implementazione nel Servizio Sanitario Nazionale.

Promuovere la conoscenza delle Linee di indirizzo e di relative esperienze e pratiche in ambito nazionale e internazionale.

Sono i tre ambiziosi obiettivi del progetto Limenar – Uso e contesti applicativi delle Linee di Indirizzo per l’utilizzo della Medicina Narrativa in ambito clinico-assistenziale e associativo promosso dal Laboratorio di Health Humanities del Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN)
A distanza di 8 anni dalla pubblicazione delle Linee di Indirizzo sulla medicina narrativa l’Istituto promuove, in collaborazione la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN) un progetto di ricerca per valutarne l’uso e i contesti applicativi, alla luce della trasformazione digitale e alla crescente rilevanza dell’utilizzo dei linguaggi artistici nell’ambito della salute, focalizzando l’attenzione sia sugli aspetti scientifici sia su quelli comunicativi, in continuità con quanto realizzato per le Linee di Indirizzo.

Il progetto prevede il coinvolgimento e la partecipazione di tanti soggetti, nello specifico la Call to action (deadline 30/11/23) si compone di due parti:

  • Call for partnership, per cui si richiede interesse nell’ambito delle tematiche e delle aree d’azione del progetto, aperta e destinata a soggetti istituzionali e/o associativi (es. strutture sanitarie, società scientifiche, ordini professionali, associazioni, aziende) che, tramite la propria adesione, si impegnano a promuovere tra i propri membri: a) la partecipazione al progetto (es. partecipazione all’indagine) e b) la diffusione dei risultati del progetto a livello locale, nazionale e internazionale (in relazione al contesto delle proprie attività);
  • Survey, aperta a tutti coloro che sono parte del sistema di cura (singoli professionisti, soggetti istituzionali e/o associativi, aziende) disposti a condividere esperienze di Medicina Narrativa ma anche semplicemente interessati all’argomento. Obiettivo della Survey è infatti rilevare il grado di conoscenza della Medicina Narrativa e le esperienze realizzate dal 2015 ad oggi. Dalla Survey verranno scelti i vincitori del Premio (LIMeNar Award) da assegnare ad attività/progetti di Medicina Narrativa che meglio aderiscano alle Linee di Indirizzo.

Il team di coordinamento del progetto vede come Responsabile scientifico Amalia Egle GENTILE (Responsabile Laboratorio di Health Humanities, Centro Nazionale Malattie Rare, ISS); full members Nicola VANACORE (Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute, ISS), Stefania POLVANI (Presidente SIMeN) e Cristina CENCI (Consiglio Direttivo SIMeN). Sandro SPINSANTI (Esperto in bioetica e medicina narrativa) e Guido GIARELLI (Esperto in metodologie qualitative e medicina narrati) sono
Advisory members.

Tutte le informazioni del progetto sono disponibili sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità https://www.iss.it/-/medicina-narrativa-1

Cesi e l’Accademia dei Lincei

La nascita delle accademie scientifiche costituisce uno dei principali fattori di crescita della scienza moderna. Costituendosi come istituzioni indipendenti dalle università, le accademie, che spesso ricevono finanziamenti e protezione dai principi e dai sovrani, possono svolgere indagini innovative in vari ambiti della scienza.

Una delle prime accademie scientifiche è l’Accademia dei Lincei, attiva a Roma nei primi tre decenni del Seicento. Nel 1603, Federico Cesi, membro di una delle più potenti famiglie romane, insieme ad altri tre giovani (Jan Heck (1577-1618/21), Francesco Stelluti (1577-dopo il 1651) e Anastasio de Filiis (1577-1608) dà vita a un sodalizio che ben presto si struttura in accademia, che adotta come emblema una lince con il motto Sagacius ista, che allude all’osservazione diretta della natura, cui i quattro giovani intendono dedicare le proprie energie. Il nome fu suggerito ai quattro dalla proverbiale acutezza di vista della lince, che appariva circondata da una corona di alloro nello stemma dell’Accademia.

Il nome e lo stemma già stanno ad esprimere il programma: penetrare con sguardo acuto e critico i misteri della natura; leggere, come sosteneva Galileo Galilei (1564-1642), il «libro dell’universo» nel quale sta scritta la scienza.

Questo fu l’ideale cui i Lincei dedicarono la loro vita, la loro opera e addirittura i loro beni materiali. Riunitisi per la prima volta ad Acquasparta, in Umbria, il 17 agosto 1603, dovettero ben presto affrontare la lotta contro l’ottusità dell’ambiente, rappresentato soprattutto dal padre del Cesi, il quale tanto fece e tanto brigò, con accuse di tenebrose e dubbie macchinazioni, da riuscire a costringere nel 1604 Heck a lasciare Roma ed a ritornare nella nativa Olanda. Ma anche in Olanda l’antico compagno di entusiasmi e di dolori si sentì sempre linceo ed il suo carteggio fittissimo con Cesi e con Stelluti mostra l’ardore e l’entusiasmo che animavano questi giovani.

Cesi dava all’Accademia tutte le sue forze, anche finanziarie, facendo acquistare libri in tutta Europa (molti ne acquistò per lui Heck) ed intrecciando rapporti sempre più stretti con tutto il mondo della nuova scienza. Quando Heck, nel 1614, poté tornare in Italia, trovò la sua Accademia divenuta adulta, la cerchia degli aderenti si era allargata a nomi insigni: Giambattista della Porta e lo stesso Galileo che si fece socio nel 1615, pur avendo avuto anche negli anni precedenti intensi rapporti con i fondatori.

Nel 1625 il numero dei membri dell’Accademia, fra italiani e stranieri, era salito a trentadue. Non vi era ancora una sede fissa: le case dei soci fornivano i luogo per le frequenti e feconde riunioni dall’attività delle quali uscirono quelle pubblicazioni che, pur nella loro breve esistenza, costituiscono la gloria dei Lincei e della scienza di tutti i tempi. Basti ricordare che tali pubblicazioni si aprirono con le lettere di Galileo Galilei Sulle macchie solari, videro, fra le altre, quella del Saggiatore (1622) e si chiusero con il Tesoro messicano (terminato nel 1630, ma pubblicato nel 1651) di Federico Cesi. Questi era l’anima dell’Accademia, cosicché con la sua morte precoce (1630, a soli quarantacinque anni) anche l’attività dei Lincei andò spegnendosi. Ma non se ne spense la gloria, che consiste nell’aver dato -insieme al Cimento-all’Europa il grande esempio al quale si ispirarono i massimi scienziati ed i più illuminati principi stranieri per fondare le loro Accademie.

Nacquero, infatti, sul modello italiano, in Inghilterra la Royal Society, che ebbe forse più di ogni altra Accademia del Seicento carattere internazionale; in Francia, accanto al Jardin du Roy (poi Jardin des Plantes), l’Académie Royale des Sciences, poi, con la Rivoluzione francese, defraudata del titolo di royale, ma pur sempre rimasta una delle massime istituzioni scientifiche del mondo; e centinaia d’altre ne vedranno nascere i secoli seguenti, dalla più alla meno gloriosa, tutte, comunque, espressione di tempi e di mentalità nuovi.

Speranza “Speranzella“ e la Fiducia che Cura

A cura di Ileana Parascandolo

Napoli è divisa in distretti sanitari e ognuno di questi coordina l’assistenza territoriale  di un preciso settore della città. Tra questi distretti, nel dettaglio geo-sociosanitario spicca quello che comprende all’unisono Posillipo e i Quartieri Spagnoli.

Accomunate dalle tinte cupe della sofferenza, le due zone non potrebbero essere maggiormente diverse: da una parte, ricchezza, abbondanza e dettagli di eleganza, dall’altra povertà, folklore e tradizione popolare.

Comprende infatti i vicoli a ridosso di Toledo, la strada simbolo della città che arriva fino a Piazza del Plebiscito, e comprende anche Via Caracciolo, santa Lucia e tutti i luoghi a ridosso del mare, si inerpica per la collina  panoramica di Posillipo passando per le zone più eleganti di Napoli, via Petrarca, via Orazio, la Riviera di Chiaia.

Questo distretto esprime al meglio la verticalità della Città di Napoli: ne fanno parte i luoghi più belli di Napoli, con i vicoli aspri e quartieri spagnoli, oggi molto alla moda. Luoghi con stretti palazzi senza ascensore, con scale sconnesse, con poca luce.

Entrare in queste realtà significa conoscere la declinazione del dolore e quindi rispettare il contesto in cui si deve agire.

In modo talvolta invasivo ma sempre in punta di piedi.

In quest’ambito è doveroso rivolgere un encomio al personale sanitario, ai Medici Specialisti che si inerpicano nelle stradine chi in moto e chi in auto oppure a piedi per portare un elemento di scientifico supporto all’ammalato e alla famiglia.


Un ringraziamento speciale agli infermieri che usano quelle scale sconnesse per portare le terapie, medicare le lesioni da decubito, la nutrizione artificiale innescando sempre una relazione fiduciosa con l’ammalato e i care givers, una “fiducia che cura”. E con loro gli operatori sociosanitari, i logopedisti e tutti i professionisti che pazientemente percorrono vicoli e stradine per portare il personale sanitario nelle abitazioni dei pazienti.