L’arte nei luoghi di cura: una terapia per l’anima

ospedale di mantova: Studenti e artisti dipingono un muro di 295 metri. concluso il progetto di street art che ha gettato un ponte verso la comunità

Di Elena Miglioli, responsabile Ufficio stampa e comunicazione Asst Mantova

Nell’epoca Covid, che ha rivendicato la sacralità e il potere degli sguardi sopra le mascherine, ci sono anche i loro occhi. Gli occhi dei grandi artisti che hanno scritto una pagina memorabile della storia di Mantova: Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Giulio Romano, Claudio Monteverdi. E altri ancora. Ti osservano misteriosi e quasi imploranti dal muro che costeggia il parcheggio dell’ospedale di Mantova. Sembrano dire a te, proprio a te che passi in questo istante: fermati e contempla la bellezza che può salvare il mondo, come a giusto titolo ipotizzò Dostoevskij. Quella bellezza che se non arriverà a salvare il mondo, lo renderà almeno migliore. Trasfigurando la sofferenza, i disagi, i limiti e la finitezza umana.

Lo scorso ottobre è stato completato il progetto Wallart, che a partire dal 2012 ha visto impegnati gli studenti del liceo artistico di Mantova e Guidizzolo, nonché dell’Accademia Laba di Brescia – coordinati da popolari street artistis – nella realizzazione di un’opera muraria di grande valore da molti punti di vista. Un muro di 295 metri che, anziché separare, ha unito la comunità all’ospedale cittadino, coinvolgendo partner privati e istituzioni. Sì, la forza dell’arte sa trasformare un muro in un ponte. E può, a suo modo, curare. È una terapia che raggiunge direttamente l’anima dei malati. E anche degli operatori sanitari, perché tutti quanti hanno ferite aperte.

Sul primo tratto del muro compaiono i volti dei Nobel italiani Mario Capecchi, Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco e Salvador Luria, tratteggiati dl collettivo artistico Orticanoodles. Sul secondo, una frenetica Mantova, con alcuni dei suoi personaggi storici e dei luoghi più suggestivi, secondo la visione di Cristian Sonda. Poi scorci architettonici della città a cura di Cristian Sonda. Infine, gli artisti mantovani nei secoli, pensati da Davide Tolasi.

Da anni Asst Mantova parla questo linguaggio. La collaborazione con il mondo della scuola ha permesso ai ragazzi di portare il loro contributo e una ventata di freschezza in vari reparti. Gli interventi di decorazione all’Hospice, in Neuropsichiatria Infantile, nelle mense ospedaliere sono stati preceduti da incontri di sensibilizzazione in aula con i professionisti dell’azienda. Prima di impugnare i pennelli, gli adolescenti hanno riflettuto sul dolore, sulla malattia terminale, sull’epilessia, sul rapporto fra cibo e salute. Per poi esprimere il proprio talento, alla luce di una nuova consapevolezza. Sono stati idealmente al fianco dei camici bianchi, ciascuno al suo posto. Ciascuno insostituibile. “C’è un lavoro comune, un compito per ognuno. Ogni uomo al suo lavoro”, ci ricorda Eliot.

L’ultimo nato nel solco dell’arte nei luoghi di cura risale al gennaio di quest’anno. Si tratta dell’adesione alla rete italiana di Ospedali dipinti, che si propone di rendere più accoglienti i reparti. E che grazie alla generosità dei cittadini ha trasformato la Terapia Intensiva Neonatale del Carlo Poma in un bosco da favola, con il tocco del pittore di fama internazionale Silvio Irilli.

Gli occhi degli artisti che ci scrutano dal muro dell’ospedale, e che come Re Mida nei secoli tramutarono in oro ciò che toccavano, sono gli stessi degli studenti, degli operatori e dei malati. Sono gli occhi di tutti. E ci insegnano che il significato più profondo dell’atto di dipingere, scolpire, comporre musica, progettare palazzi e cattedrali o stare al letto di un malato è in fondo lo stesso: prendersi cura della realtà.

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