Asbesto: un breve storia

Asbesto deriva dal greco ‘inestinguibile’ in quanto anticamente si credeva che una volta acceso non si potesse più spegnere, indicazione che si trova sul dizionario Treccani. L’asbesto, conosciuto più comunemente in Italia come amianto, è il termine con il quale viene classificata una serie di minerali, appartenenti al gruppo degli inosilicati e fillosilicati, accomunati dalla consistenza fibrosa e dalla pericolosità per l’organismo. Fibre naturali che a causa del massiccio uso che ne è stato fatto dalla rivoluzione industriale in poi, sono risultate essere dannose per salute umana provocando spesso malattie molto gravi, come il mesotelioma pleurico.

L’asbesto (amianto) si trova in natura in vene e fasci di fibre nelle litoclasi o all’interno della roccia madre ed è presente in molte parti del globo terrestre in miniere a cielo aperto. Serpentiniti contenenti asbesto sono largamente diffuse nella parte ovest delle Alpi italiane, in particolare la più grande miniera dell’Europa ovest, si trova presso Balangero, in provincia di Torino.

Per la sua alta resistenza alla fusione e alla combustione l’amianto è servito a fabbricare tessuti incombustibili (adoperati tra l’altro per speciali tute) e le sue proprietà ne fanno un materiale diffuso in tutto il mondo e impiegato per una quantità variegata di prodotti quali tetti, tegole, pavimenti, rivestimenti, arredi: impieghi molteplici e tutti estremamente dannosi per l’uomo. È stato inoltre usato per guarnizioni a tenuta di vapore o d’acqua calda, per resistenze, filtri, diaframmi ed è alla base dei prodotti del tipo eternit, ovvero un fibrocemento utilizzato nel settore edilizio come materiale di copertura e coibentazione.

Va ricordato che l’ETERNIT di Casale Monferrato è stato il più grande stabilimento di manufatti in cemento–amianto d’Europa: dal 1917 al 1986 le persone impiegate nello stabilimento furono circa 5000; negli anni ‘50 occupava circa 1000 persone, salite a circa 2000 nel ‘60 e stabilizzate intorno a 1000 sino agli anni 80; negli anni successivi il numero di addetti diminuì progressivamente fino alla chiusura dello stabilimento di Casale Monferrato avvenuta nel giugno 1986.

Il nostro Paese è stato, dal secondo dopoguerra fino al bando dell’amianto, avvenuto nel 1992, uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto, con un consumo di oltre 3,5 milioni di tonnellate in questo arco di tempo. Gli utilizzi hanno riguardato un amplissimo spettro di attività industriali, dalla cantieristica navale all’edilizia.

Il Parlamento italiano nel 1992 emanò la legge n. 257 che – finalmente – mise al bando l’uso dell’amianto, mentre fino all’inizio degli anni Ottanta erano incessantemente aumentate le tonnellate impiegate all’interno del ciclo produttivo.
Conosciuto sin dall’antichità e impiegato nei rituali magici, ma poi approdato nella medicina, l’amianto entra ufficialmente nel mondo dell’industria alla fine dell’Ottocento, dopo il ritrovamento di grossi giacimenti che aprono al suo impiego in diversi settori e a nuove tecnologie utili a sfruttarne le fibre.

Asbesto nella storia

Tra i primi pare ad utilizzare e a riconoscere le proprietà delle fibre di amianto troviamo gli Egizi, che lo utilizzano nei rituali funebri, in particolare per la fabbricazione di tessuti con cui avvolgere i sovrani nelle pire loro dedicate, in modo da mantenerne le ceneri separate dal resto del materiale bruciato. Un utilizzo che testimoniato nella Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio, che lo definisce sostanza rara e preziosa, impiegata nella confezione dei manti funebri dei Re, in quanto il fuoco lo rendeva bianco e puro e perciò i sudari confezionati con esso evitavano la contaminazione delle ceneri reali. Sembra che nell’antichità l’amianto provenisse perlopiù da Cipro, dalla Grecia e dalle Alpi italiane.
Ma esistono testimonianze di presenza di questo materiale in frammenti e oggetti di questo tipo, risalenti al 2500 a.C., ritrovati dagli archeologi sia in Finlandia, Russia centrale e Norvegia, oltre che in alcuni siti lapponi in Svezia.
Nel Medioevo l’asbesto è definito ‘lana della salamandra’ a causa delle fibre che lo contraddistinguono e per la credenza popolare allora in voga: un rettile con il corpo ricoperto di amianto e che per questo poteva sfidare il fuoco senza danno. Si trovano testimonianze del minerale anche grazie alla testimonianza di Marco Polo, che ne “Il Milione” racconta di un minerale con fili come lana: ‘i fili vengono seccati al sole e poi pestati in un mortaio di bronzo e successivamente lavati con acqua, così da essere separati dalla terra; la terra poi si getta via e i fili di lana vengono filati e con essi si fanno in seguito delle stoffe’.
A lungo l’amianto è stato associato a rituali magici e per usi terapeutici in ricette al confine della magia, proprio come indicato nella ricetta del medico naturalista Boezio nel ‘600: ‘Dall’asbesto si fa spesso un unguento miracoloso per il’ lattime’ e per le ulcerazioni delle gambe’. Ma l’utilizzo dell’amianto nella preparazione dei farmaci è rimasto fino agli anni ’60, dove era presente per la polvere contro la sudorazione dei piedi (contenente in parti uguali un talco boro–silicato ed amianto in polvere) ed una pasta dentaria per le otturazioni e per il mal di denti (contenente ossido di zinco e amianto).

Nella foto di copertina: gli esperimenti di Ferrante Imparato (1550-1625) farmacista e naturalista italiano, con l’asbesto.

La produzione industriale

L’origine delle massicce applicazioni industriali e del crescente successo commerciale dell’amianto può essere fatta risalire, infatti, alla fine dell’Ottocento, con rilevanti periodi di “popolarità” nei primi anni del Novecento e nel secondo dopoguerra.
In ambito prettamente industriale, questo materiale si è imposto grazie alle sue proprietà di resistenza al fuoco e di isolamento termico; esso era inoltre di facile lavorazione e aveva un basso costo di approvvigionamento. Si trattava quindi di un minerale che si prestava a moltissimi usi e che non imponeva costi di produzione elevati: il materiale ideale per accompagnare fasi di rapida industrializzazione e di sviluppo dei consumi di massa.
Tuttavia, già nel corso degli anni Sessanta, fu definitivamente accertata la cancerogenicità del minerale, responsabile di neoplasie particolarmente virulente: il mesotelioma e il carcinoma polmonare.
Per il mesotelioma (come anche per l’asbestosi) la “causa scatenante” risultava già allora certa e pressoché univoca: l’inalazione delle fibre di amianto, mentre nel caso del carcinoma polmonare potevano subentrare diverse concause come il tabagismo o altri cancerogeni che interagivano nel manifestarsi del tumore.

Le patologie correlate

L’asbesto è causa di diverse patologie, tra queste la più tristemente nota e letale, il mesotelioma pleurico, un tumore che colpisce il mesotelio, il sottile tessuto che riveste la maggior parte degli organi interni. Ma non solo: le fibre di asbesto, inalate, provocano gravi patologie dell’apparato respiratorio tra cui l’asbestosi, il tumore maligno del polmone e della laringe e il già citato mesotelioma pleurico, oltre che neoplasie a carico di altri organi, il mesotelioma peritoneale, pericardico e della tunica vaginale del testicolo, e il tumore maligno dell’ovaio. Causano inoltre placche pleuriche e inspessimenti pleurici diffusi. Alcuni studi suggeriscono che sia causa di tumori maligni in ulteriori sedi, quale l’apparato digerente.
Queste patologie sono caratterizzate da un lungo intervallo di latenza tra l’inizio dell’esposizione e la comparsa della malattia, intervallo che, nel caso del mesotelioma, è in genere di decenni.

L’Italia è attualmente uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto- correlate, conseguenza di utilizzi dell’amianto che sono quantificabili a partire dal dato di 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo prodotto nazionalmente nel periodo dal 1945 al 1992 e 1.900.885 tonnellate di amianto grezzo importato nella stessa finestra temporale.
Secondo il VI Rapporto RenaM – Rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi – che riporta i dati di incidenza e di esposizione ad amianto per i casi di mesotelioma maligno rilevati dalla rete dei Centri Operativi Regionali (Cor) – riporta i dati relativi a 27.356 casi di mesotelioma maligno (MM) con diagnosi fino al 31/12/2015.
Il Rapporto descrive le misure epidemiologiche di incidenza, età media alla diagnosi, rapporto di genere, distribuzione territoriale per oltre 25.000 casi di mesotelioma con diagnosi dal 1993 al 2015. Riporta inoltre i settori di attività economica e le mansioni maggiormente coinvolte nell’esposizione ad amianto, discussi a partire dai dati epidemiologici ottenuti dalle interviste anamnestiche retrospettive ai soggetti ammalati.
Nel Rapporto si precisa che la rete di rilevazione è completa e l’intero territorio nazionale è coperto dalla sorveglianza e registrazione dei casi di mesotelioma maligno della pleura, del peritoneo, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo.
Nello specifico, viene indicato che oltre il 90% dei casi di mesotelioma registrati risulta a carico della pleura, sono presenti inoltre 1.769 casi peritoneali (6,5%), 58 e 79 casi rispettivamente a carico del pericardio e della tunica vaginale del testicolo. Fino a 45 anni la malattia è rarissima (solo il 2% del totale dei casi registrati). L’età media alla diagnosi è di 70 anni senza differenze apprezzabili per genere. Il rapporto di genere (casi di genere maschile per ogni caso di genere femminile: M/F) è pari a 2,5. Il 72% dei casi archiviati è di sesso maschile. La percentuale di donne passa dal 27,4% per i mesoteliomi pleurici a 32,8% e 41,1% rispettivamente per i casi del pericardio e del peritoneo.
Le modalità di esposizione sono state approfondite per 21.387 casi (78,2%) e, fra questi, il 70,0% presenta un’esposizione professionale (certa, probabile, possibile), il 4,9% familiare, il 4,4% ambientale, l’1,5% per un’attività di svago o hobby. Per il 20% dei casi l’esposizione è improbabile o ignota.
Pertanto, la percentuale di casi di mesotelioma per i quali l’analisi anamnestica ha rilevato una esposizione ad amianto lavorativa, ambientale, familiare, o a causa di hobbie è, sull’intero set di dati, pari all’80,1%.
La finestra di osservazione del ReNaM (1993 – 2015) è sufficientemente lunga da consentire alcune riflessioni sulla dinamica della composizione di tale quadro. Il peso dei settori tradizionali (intendendo con questo termine quelli per i quali sono disponibili più informazioni nella letteratura specializzata) tende a diminuire in maniera assai significativa. In particolare deve essere segnalato che i casi di MM dovuti a un’esposizione ad amianto subita nei settori dell’industria del cemento-amianto, della cantieristica navale e della manutenzione dei rotabili ferroviari passano dal 23% sul totale (dell’intera casistica esposta professionalmente) nel periodo 1993 – 1998 al 9,5% nel periodo 2011 – 2015.
A fronte di questa tendenza è invece in crescita la quota di soggetti con esposizione nell’edilizia – che produce oggi il maggior numero di casi e che desta preoccupazioni anche per la possibilità di esposizioni attuali – dal 12,1% nel periodo 1993 – 1998 al 16,8% nel periodo 2011 – 2015, e la grande frantumazione dei settori con possibilità di esposizione che deve essere considerata quando si discute di casi di mesotelioma per i quali non esistono evidenze di attività ‘a rischio’ svolte in precedenza.

Pur essendo la normativa italiana in tema di amianto tra le più avanzate in Europa e nel mondo, ancora oggi sono ancora presenti sul territorio nazionale diversi milioni di tonnellate di materiali compatti contenenti tale sostanza e molte tonnellate di amianto friabile in numerosi siti contaminati, di tipo industriale e non, tanto pubblici quanto privati.
Lo studio Sentieri fotografa la situazione sanitaria di una porzione rilevante d’Italia determinata dall’inquinamento industriale degli anni ’50-’70. Un tributo pagato dalle popolazioni locali all’industrializzazione del paese: lo studio inserisce Casale Monferrato tra gli oltre 50 i comuni afferenti ai siti di interesse nazionale per la bonifica da amianto.

Della gravità della situazione relativa all’amianto si è stati finora poco consapevoli; ne sono ben consce le popolazioni dei luoghi più colpiti e le famiglie investite più direttamente dal problema.


http://www.quadernidellasalute.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2570_allegato.pdf

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https://journals.openedition.org/diacronie/454

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https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/pubblicazioni/catalogo-generale/pubbl-registro-nazionale-mesoteliomi-6-rapporto.html

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https://media.accademiaxl.it/memorie/S5-VXXXVII-P2-2013/Lesci-Roveri279-291.pdf

 

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