La teoria cellulare

La scoperta della cellula portò nella prima metà dell’Ottocento, alla formulazione della «teoria cellulare», che rappresenta un evento di fondamentale importanza nella storia della biologia e della medicina. 

Nel campo della biologia permise infatti, di spiegare problemi, fino allora poco chiari, come quelli riguardanti la riproduzione, il sesso, l’ereditarietà, l’evoluzione, il metabolismo e l’accrescimento, mentre in quello della medicina consentì di compiere il prime passe verso una profonda rivoluzione della patologia.

Numerosi gli studiosi che contribuirono a questo percorso: da Swann che, ampliando la concezione di Schleiden, dimostrò che i tessuti vegetali ed animali sono costituiti da cellule e da sostanze da esse escrete. Sempre nel 1839 Giovanni Evangelista Purkinje (1787-1869) coniò il termine protoplasma per la sostanza che costituisce il corpo cellulare. 

Nel 1861 Massimo Schultze (1825-1874) fornì una definizione chiara della cellula come la «base fisica per la vita».

Nel 1880 Flemming (1843-1905) scoprì la cromatina e l’acromatina nucleare, e  Weismmann (1834-1914) individuò i cromosomi. Nel 1887 Edoardo van Beneden (1846-1910) e Teodoro Boveri (1862-1921) descrissero il centrosoma, che venne considerato il terzo elemento costituente la cellula.

In conformità sull’assioma «ommis cellula e cellula» formulate nel 1855 da Virchow (1821-1902), si svilupparono gli studi sulla riproduzione cellulare.

Nel 1858 Roberto Remak (1815-1865) osservò per primo i fenomeni di polarizzazione del protoplasma mentre,  Flemming rilevò la figura cromatica e acromatica del nucleo, che gli fecero emettere, come corollario all’assioma del Virchow, l’assioma «omnis nucleus e nucleo». Nel 1887 Teodoro Boveri scoprì il meccanismo di riproduzione cellulare per divisione diretta (amitosi) e per divisione indiretta (mitosi) e l’anno successive osservò la divisione cromosomica.

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