Alessandro Brambilla e l’Armamentario chirurgico

Alessandro Brambilla (1728-1800), pavese di San Zenone Po, iniziò la sua carriera come chirurgo dell’esercito imperiale austriaco e giunse rapidamente alla carica di “Sovraintendente unico del Servizio Sanitario militare dell’impero austro-ungarico” e di chirurgo personale dell’imperatore Giuseppe II, (primogenito di Maria Teresa, imperatrice d’Austria ) di cui godette i massimi favori. Da questa sua posizione si adoperò, nei territori dell’impero austro-ungarico, per riscattare la chirurgia dalle condizioni di inferiorità in cui versava rispetto alla medicina, a causa dell’impreparazione di coloro che, l’esercitavano: usò la sua influenza sull’Imperatore affinché ai chirurghi venisse insegnato il latino, per poter studiare i testi scientifici e per essere quindi messi alla pari dei medici. Nelle università imperiali è ancor oggi infatti presente il simbolo di questa parificazione: due donne che si tengono per mano, che rappresentano, rispettivamente, una la medicina, l’altra la chirurgia, al di sopra di una scritta: “In unione Salus”.

Questo suo intento si concretizzò nel 1785, con l’inaugurazione a Vienna dell’Accademia medico-chirurgica «Iosephina» (perché intitolata all’imperatore Giuseppe II), alla quale fu anche riconosciuta a facoltà di conferire il titolo di maestro di dottore in chirurgia.
Nel disegno di qualificazione della chirurgia rientrano anche la sua opera intitolata «Instrumentarium chirurgicum» in cui, con adeguati testi, sono raffigurati tutti gli strumenti chirurgici dell’epoca, e l’«Armamentarium chirurgicum», costituito da una serie di cassette contenenti gli strumenti chirurgici dell’epoca, da lui fatti appositamente fabbricare, che fece distribuire ai principali ospedali dellimpero.

Nato il 15 aprile 1728 a San Zenone al Po (Pavia) da famiglia appartenente alla classe media, compì i primi studi nel villaggio natale sotto la guida di un sacerdote, frequentò poi l’università di Pavia ove, nel quinquennio 1747-52, studiò medicina con i professori Grazioli e Beretta ed effettuò la pratica ospedaliera, coltivando specialmente la chirurgia. E proprio a Pavia si rifugiò, al termine della vita, dopo la battaglia di Marengo, dove morì il 29 luglio 1800, lasciando alla locale università i suoi libri e vari oggetti d’interesse scientifico.
Terminati gli studi, entrò come chirurgo nell’esercito imperiale austriaco, presso il quale svolse un duro e oscuro lavoro nel corso della guerra dei Sette anni, ponendosi in evidenza sia per i suoi studi che per alcuni interventi chirurgici, fino a diventare nel 1763 chirurgo della guardia imperiale e, l’anno successivo, chirurgo dell’arciduca Pietro Leopoldo. Nel 1765, quando questi divenne granduca di Toscana, Brambilla si apprestava a seguirlo, ma il fratello di Leopoldo, l’imperatore Giuseppe, ottenne che rimanesse al suo servizio.
A Brambilla, divenuto consigliere dell’imperatore Giuseppe per i problemi della sanità pubblica, va attribuita la prima origine delle riforme giuseppine riguardanti gli ospedali, le carceri, gli asili d’infanzia e per vecchi, le case di maternità, gli istituti di ricerca clinica e dell’apparato sanitario dell’esercito. Tramite l’imperatore, intervenne anche nella riforma dell’università di Pavia, fino allora in decadenza e ristrutturata dalla imperatrice Maria Teresa, suggerendo il conferimento di cattedre a clinici quali il Franck e lo Scarpa. I suoi incarichi ufficiali lo posero in contatto con molte delle maggiori personalità scientifiche e culturali dell’epoca: conobbe tra gli altri il Metastasio e i fratelli Verri. Ma soprattutto Brambilla diede particolare impulso al progresso del settore chirurgico, fino allora arretrato, mentre la scuola medica austriaca, con personalità quali Van Swieten, era allora rinomata. Nel 1780, quando Giuseppe successe a Maria Teresa negli Stati ereditari, Brambilla, che era stato nominato capo chirurgo dello Stato Maggiore dell’esercito imperiale, fece inviare nelle scuole chirurgiche più avanzate i migliori tra i giovani medici, perché essi, al ritorno, trasmettessero agli altri le loro esperienze.