I chirurghi anatomici dell’Università di Pavia (1536-1804)

Nel 1500, con l’influenza del Rinascimento, si ebbe una rinascita di tutte le arti, compresa anche l’anatomia: la conoscenza del corpo umano venne infatti ritenuta base indispensabile per l’opera del chirurgo, per favorire il progresso della chirurgia.

Il contributo di Andrea Vesalio, il più grande studioso di anatomia, fu fondamentale: a lui va il merito di aver superato i dogmi galenici e aver impostato la ricerca anatomica su criteri moderni. Innovazioni che ebbero un effetto sulle discipline chirurgiche, la cui affermazione avvenne verso la fine dell’800, quando le scoperte batteriologiche consentirono successi contro le infezioni, contestualmente anche alle innovazioni nelle tecniche anestesiologiche, che facilitarono l’opera del chirurgo.

In questo periodo storico, nelle Università le “letture” di anatomia vennero associate a quelle di chirurgia e molti anatomici, compreso Vesalio, si fecero chirurghi, dando inzio all’epoca dei chirurghi anatomici.

Con il termine chirurghi anatomici vengono pertanto indicati quei docenti universitari, lettori o professori, che insegnarono contemporaneamente o in periodi diversi la chirurgia e l’anatomia.

In questa pubblicazione, I chirurghi anatomici dell’Università di Pavia, risalente al 1985, viene ricostruito il contributo che i chirurghi anatomici dell’Università di Pavia hanno portato alla storia e al progresso scientifico.