Giovanni Maria Lancisi e la Biblioteca Lancisana

Giovanni Maria Lancisi, medico all’ospedale di S. Spirito, archiatra pontificio di Giovan Francesco Albani, papa Clemente XI, lettore allo Studium Urbis Sapientiae, l’università di Roma, è una delle figure più complesse e interessanti della medicina italiana di primo Settecento. A 31 anni era già insegnante di Anatomia alla Sapienza e tre anni dopo archiatra pontificio, carica che occupò con tre papi.
Fu uno studioso di valore, ma anche grande medico: in occasione delle epidemie malariche del 1695 e del 1716 verificatesi a Roma in seguito all’esondazione del Tevere, Lancisi si era trovato a curare direttamente gli abitanti della Città e aveva avuto modo di provare direttamente l’efficacia del chinino.
Grande bibliofilo, lasciò all’ospedale di Santo Spirito in Saxia – dove esercitò la sua attività di clinico medico – la sua ricchissima biblioteca che da allora reca il titolo di “Biblioteca Lancisiana”. Scrisse tre opere importanti: i due libri “Sulle morti improvvise” e “Degli effluvi nocivi delle paludi e dei loro rimedi” seguite a distanza di tempo dal trattato “Sui movimenti del cuore e sugli aneurismi”.
Il Lancisi fu riformatore degli studi di medicina aggiungendovi lunghi corsi di perfezionamento, intensificando lo studio dell’anatomia patologica e invitando gli studenti all’uso del termoscopio e del microscopio.
La sua ampiezza di vedute e le sue prospettive di miglioramento dell’attività docente universitaria furono apprezzate e condivise da tutti i suoi colleghi.

 

 

Secondo di due figli, nacque a Roma il 26 ottobre 1654 da Bartolomeo e da Anna Maria Borgianni. La madre morì nel darlo alla luce e il neonato fu affidato dal padre a una zia materna con la quale visse a Orvieto fino ai dodici anni. Nel 1666, morta la zia, fu ricondotto a Roma, dove, dopo avere completato la sua educazione, fu iscritto ai corsi di medicina della Sapienza.

Conseguì i gradi accademici nel 1672, con Giovanni Trulli come promotore. Una volta laureato, prese a frequentare l’accademia medica di S. Floridi, quella di anatomia di Giovanni Guglielmo Riva e quella di botanica di Giovan Battista Trionfetti, nonché l’ospedale di S. Spirito, facendosi notare da Giovanni Tiracorda.

Nel 1684 fu assunto alla Sapienza in qualità di Lettore di Anatomia. Alle sue lezioni amavano assistere anche famosi sanitari di ogni età, fra i quali si ricordano il Malpighi e Luca Tozzi.
Conseguì allora il titolo di Medico di Collegio e di Vicegerente del cardinale Altieri, Camerlengo di S.R.C. e nipote di papa Clemente X, con l’incarico di rappresentare Sua Eminenza nel conferimento delle Lauree in Filosofia e Medicina alla Sapienza.

Ormai famoso, fu Socio dell’Accademia dei Fisiocritici di Siena, dell’Accademia delle Scienze di Bologna, dell’Accademia “Naturae Curiosorum” di Germania, dell’Accademia Reale d’Inghilterra.
Con il nome di Ersilio Macariano fu ammesso all’Arcadia, la quale gli dedicò poi una lapide e volle che un quadro che lo raffigurava fosse collocato nelle aule dell’Accademia.

Il nuovo Pontefice Clemente XI, Gian Francesco Albani, appena eletto, il 23 novembre I 700, lo nominò suo Medico Ordinario e Cameriere Segreto dei Partecipanti, nell’ancor giovane età di quarantasei anni. Nel dicembre del 1701  gli concedeva il Diploma di nobiltà.

Gli anni 1714 e 1715 furono anni di grande soddisfazione per Lancisi desideroso di proteggere e incoraggiare i giovani sanitari.
Nel giorno 21 maggio del 1714, seconda festa della Pentecoste, inaugurava con inconsueta solennità la Biblioteca Medica, che porta il suo nome. L’aveva ideata fin dall’anno 1711.
Intervenne alla inaugurazione lo stesso Pontefice Clemente XI, accompagnato da venti Porporati, da Prelati, da Letterati di tutta Roma.
Nella sede della Biblioteca, il 25 aprile del 1715, s’inaugurava l’Accademia di Medicina e Chirurgia, con l’intervento di tredici Cardinali e delle personalità più elevate nella cultura. Lancisi vi recitò un discorso su «De recta medicorum Studiorum ratione», presentando la figura del Medico perfetto.

Dopo una vita nobilmente spesa al servizio delle Scienze, Giovanni Maria Lancisi morì tra il compianto di tutta Roma, nel Palazzo Apostolico del Quirinale, il giorno di sabato 20 gennaio 1720, lasciando la sua ricca biblioteca di volumi e di manoscritti all’Ospedale di S. Spirito, insieme ad una rendita che consentì di fondare l’attuale importante Biblioteca Lancisiana.

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